Lo stato sociale va in pensione

Il “modello” italiano è proteggere gli anziani e dar problemi a tutti gli altri

Lo stato sociale va in pensione

Foto LaPresse

Come ha scritto Luca Pesenti, docente dell’Università Cattolica, sul Foglio online, l’incidenza della povertà assoluta per classi di età è davvero sorprendente. Infatti diminuisce esclusivamente per chi ha 65 anni (da 4,1 a 3,8 per cento degli individui), ma per tutti gli altri continua a crescere, anche se di poco tra i 18 e i 64 anni (più 0,1 punti percentuali) e invece di tanto (più 1,6) tra i minorenni. Conseguentemente, se si passa dal livello individuale a quello dei nuclei famigliari si scopre che dove c’è almeno un anziano la povertà si abbassa ancora (meno 0,4), mentre dove c’è almeno un figlio sotto i 18 anni cresce (meno 0,6). Tanto per capirsi, sono assolutamente poveri il 5,5 per cento delle coppie con un figlio, l’8,9 per cento di quelle con due figlie e ben il 14,7 per cento di quelle con tre o più figli. L’evidenza è che, dentro o fuori la crisi, il modello italiano di sviluppo – se così vogliamo chiamarlo – sembra essere costruito principalmente per proteggere gli anziani e per complicare la vita agli altri. Innanzitutto alle fasce di popolazione in cui si mette su (o si dovrebbe mettere su) famiglia. Nei nuclei in cui la persona di riferimento ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni la percentuale di poveri è cresciuta dall’8,1 per cento all’8,9: in nessun altro caso si registra un aumento di difficoltà economiche così robusto. Non è la distribuzione del welfare ideale per un paese in pieno autunno demografico. E’ l’effetto di una spesa pubblica completamente sbilanciata sulle pensioni (circa il 16 per cento del pil, il livello più alto del mondo sviluppato) e totalmente assente per quanto riguarda poveri, disoccupati e famiglie. Il problema non è che si spende poco, anzi si spende tanto e male. La spesa pubblica italiana è tra le meno efficaci al mondo a sollevare dal bisogno e ridurre le disuguaglianze. E i più penalizzati sono i giovani, che addirittura – a causa dell’elevato peso fiscale e contributivo – secondo i dati dell’Istat diventano più poveri dopo l’“aiuto” dello stato (l’esatto opposto di ciò che accade per le fasce d’età più anziane). Ma nonostante questi dati drammatici, in cima alle priorità della politica e dei sindacati ci sono sempre le pensioni: il Parlamento e le parti sociali sono impegnati a impedire l’aumento automatico dell’età pensionabile. Costo dell’operazione: 1,2 miliardi di euro. Anche questi a carico dei giovani.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    16 Luglio 2017 - 17:05

    Italia povera però vari miliardi per andare ad ascoltare i canzonettari ( migliaia ogni giorno ) ed altre manifestazioni e pure scolare birra a fiumi ogni si trovano sempre. le famiglie non arrivano a fine mese perchè la paga se la spassano i giovani i quali ,quelli di oggi, sono la generazione dei più scemi dalla fine della guerra e tutti i metri a penzà doverosamente farlocchi ritengono che la saggezza ( il no al referendum e il no a tutto ) risieda nelle teste vuote dei giovanni . Basta vederli in tv saltellare le braccia alte e gli occhi vuoti.Per non parlare di dei robot che si muovono al ritmo ossessivo della misica elettronica ( musica ?) .

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  • giantrombetta

    15 Luglio 2017 - 11:11

    Chi promuove e gestisce la spesa pubblica altissima e meno efficiente del mondo sono, a dar rette alle più accreditate analisi del voto, il nuovo bacino elettorale del Pd. Ne consegue che...

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