La bolla Fantasy che non scoppia mai

Dietro l’euforia per i titoli tecnologici c’è la saldatura con l’economia reale

La bolla Fantasy che non scoppia mai

New York Stock Exchange (foto LaPresse)

L’euforia dei titoli tecnologici sui listini americani è diventata il termometro della propensione al rischio e ciò cui gli analisti guardano per capire se il mercato è di fronte a una nuova bolla finanziaria. La banca americana Citi ha coniato un acronimo per indicare i titoli sotto osservazione, “Fantasy”: il social network Facebook, il portale di e-commerce Amazon, il produttore di microprocessori Nvidia, la più famosa casa di auto elettriche Tesla, la conglomerata di Google, Alphabet, il fornitore di software per le imprese Salesforce, e il portale di servizi online Yahoo!.

 

I titoli “Fantasy” capitalizzano 1.800 miliardi di dollari e contano per circa un quarto dell’indice principale S&P 500, ha calcolato Plus24, contando poi che Tesla e Amazon sono quotate al Nasdaq. Insieme stanno gonfiando gli indici. Ogni scricchiolio fa temere che il crollo s’avvicini: le valutazioni sono alte e il mercato “toro” (al rialzo) prosegue dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca a novembre.

 

Ma Trump è solo parte della storia e in fondo ha fatto anche in modo di fare disinnamorare gli investitori delle sue promesse di grandi piani sviluppisti – infatti i titoli minerari, edili e affini hanno esaurito la spinta. A inizio giugno la banca d’affari Goldman Sachs ha paragonato alcuni titoli “Fantasy” alla frontiera della nuova bolla tecnologica. Tuttavia a fine mese le azioni erano salite ancora, e così va oggi. Perché la bolla non esplode? Solo una politica più restrittiva del previsto da parte della Federal Reserve (o una parola fuori posto di Janet Yellen) può innescare il collasso come già in passato? Possibile.

 

Tuttavia c’è una novità di fondo: i colossi tech si stanno saldando all’economia reale e il valore dei titoli, pur elevato, potrebbe rispecchiare – a ragione – il fatto che stanno facendo acquisti in vari settori. Non c’entra l’appeal mediatico di Zuckerberg &Co. ma il portafoglio acquisti. Facebook ha comprato i diritti per trasmettere la Champions League in America, guida un consorzio di investitori per finire lo stadio del Tottenham. Amazon è entrato nella lucrosa moda del salutismo comprando i supermercati bio Whole Foods per 13,7 miliardi di dollari, un acquisto a debito nonostante Jeff Bezos sia seduto su una montagna di liquidità (comprerà altro?). Google con Alphabet fa ricerca, dall’intelligenza artificiale alla sanità. Di questo passo la “bolla” potrebbe non esaurirsi mai.

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