Il "Piano B" di FlixBus è una sconfitta della politica

"Se l’Italia non è un paese per start up, la start up se ne va". Parla l’amministratore delegato della società Andrea Incondi 

 

Il governo fa marcia indietro e si impegna a cancellare la norma anti-FlixBus

Milano. Nel cuore della nuova Milano, non lontana dal centro storico con le sue case liberty e il pavé, si trova la sede italiana di Flixbus; un open space dalle grandi vetrate con un team di under 30 che porta avanti la società. Andrea Incondi, amministratore delegato di Flixbus, ha le idee molto chiare su quale debba essere il futuro dell’headquarter italiano. 

“Non vogliamo lasciare l’Italia e il suo mercato e faremo di tutto affinché ciò non avvenga”. Certo, i continui sgambetti della politica hanno destabilizzato non poco i piani della società, e gli investitori internazionali, fa sapere Incondi, non hanno preso particolarmente bene le ultime decisioni del governo. C’è però da dire che diversi esponenti politici, del governo e non, hanno esplicitamente dichiarato a Flixbus Italia, che vogliono cancellare la norma e ripristinare lo status quo antecedente al disastro, ma per ora, a parte le parole non c’è stato nessun passo concreto.  

 

I legali della sede italiana, fa sapere Incondi, stanno lavorando a un Piano B, nel caso in cui la situazione non cambiasse. Per ora l’unica soluzione fattibile, per restare in Italia, è modificare geneticamente Flixbus e assumere come core business “il trasporto”. Ciò significherebbe acquistare gli autobus e tornare indietro all’epoca pre- Flixbus. Le ripercussioni non sarebbero di poco conto.  Ad oggi, la società impiega circa 250 mezzi, coinvolge 50 imprenditori italiani e ha creato nuovi posti di lavoro grazie alle nuove line nazionali e internazionali (si tenga conto che gli autisti che vengono mediamente impegnati per un autobus tra turni e ferie variano dai cinque a i sette).  Nel caso in cui Flixbus dovesse, dunque, diventare una comune compagnia di pullman, non potrà mantenere a regime 250 autobus, il che porterà a una riduzione del personale, alias licenziamenti. Nel caso in cui ciò si avverasse “il governo si dovrà prendere le sue responsabilità” tuona Incondi. 

 

Altro aspetto da considerare, nella questione “Piano B”, è che questa ipotesi possa non piacere particolarmente ai grandi investitori esteri, come i fondi americani Silver Lake e General Atlantic. Questi, d’altra parte, hanno voluto investire in Flixbus perché rappresenta l’innovazione, e nel caso italiano, in particolare, hanno dato il consenso agli investimenti in Italia perché credevano che fosse pronta a questo nuovo sistema di trasporto. Il tornare al vecchio, potrebbe dunque, essere una mossa non gradita ai big americani e non solo. 

 

Ma non finisce qui, perché questa norma anti-Flixbus e l’incertezza che la circonda sta provocando dei “danni” alla stessa società. Ci sono nuove linee che stanno per essere lanciate da luglio in poi, perché fa sapere Incondi “Flixbus vuole rafforzare la sua presenza al nord e iniziare ad intensificare le tratte nel centro sud. Si vuole passare da 150 città coperte a 400/500”. Per realizzare questo progetto ci vogliono però gli investitori, che ad oggi, guardano l’Italia con sospetto e prima di aprire il portafoglio ci pensano due volte.  Ripercussione? Rallentamento dei progetti futuri.

 

Incondi, sperando in una risoluzione positiva della controversia, guarda però al futuro. “Vorrei sedermi ad un tavolo tecnico con tutti: competitors, governo, sindacati, associazioni dei consumatori per rivedere la struttura normativa che è del 2005”. “Ci sono diversi punti critici - continua - che vorrei fossero presi in esame, come i tempi della burocrazia, le fermate e le licenze”. Per avere un’autorizzazione in Italia i tempi variano dai quattro ai sei mesi contro i due mesi degli atri paesi dell’Ue, e le autostazioni o non ci sono o “sono fatiscenti e ai margini della strada”. Lavorare sulle fermate sarebbe un ottimo spunto per incrementare il lavoro “potrebbero nascere bar, negozi e nascere un circolo economico virtuoso”.

Insomma, le speranze e le idee ci sono, resta solo da capire se da Roma hanno deciso cosa vogliono fare.

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Commenti all'articolo

  • Ninnoli

    05 Luglio 2017 - 12:12

    Chi sa come mai non tuonava l'intervento del governo quando flixbus con una email comunicava a 150 dipendenti assunti a tempo indeterminato con Megabus il loro licenziamento. Fatto sta che Flixbus non è remunerativa per le aziende partner che si stanno staccando dalla partnership in quanto non è sostenibile lavorare riconoscendogli una commisssione del 30%

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  • Pparrini

    05 Luglio 2017 - 10:10

    Credo che questa battaglia possa perderla, Flixbus, per due sostanziali motivi: il primo (ricordato nell'articolo) è che per uscire dal mercato del low cost per sfigati, si dovrebbe investire nelle autostazioni. Cosa possibile ma difficile per pazzie varie della burocrazia e del sistema del project financing in Italia; la seconda, è che non hanno ancora capito chi sia il loro vero avversario, Trenitalia, che sta acquistando linee locali e investendo sull'integrazione gomma-treno con impegno pluriennale, monopolista e strategico. Peccato, come dice il CEO; lì'italia non è un paese per startup, quando si rende necessario smuovere la PA e intaccare i grandi monopoli

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  • Giovanni

    04 Luglio 2017 - 20:08

    Tuttavia ad oggi nessuno ha detto chi sono i parlamentari che hanno proposto le normative anti Flixbus. Invece bisognerebbe elencarli a titoli cubitali per svergognarli adeguatamente e per evitare che alle prossime elezioni politiche possano essere nuovamente eletti.

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