Perché (anche questa volta) sarà il Quirinale a decidere il capo di Bankitalia

Visco dopo Visco. Mattarella vuole dimostrare stabilità istituzionale del nostro paese sull’arena internazionale e allo stesso tempo sottrarre l’organismo di vigilanza bancaria alle pressioni politiche

Alberto Brambilla

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Sergio Matterella e Ignazio Visco

Sergio Matterella e Ignazio Visco (foto LaPresse)

Roma. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è incline a favorire il rinnovo del mandato di Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia, in scadenza il 3 novembre, per dimostrare stabilità istituzionale dell’Italia sull’arena internazionale e allo stesso tempo sottrarre l’organismo di vigilanza bancaria alle pressioni politiche durante una campagna elettorale che si preannuncia disordinata. La fine dell’anno sarà un periodo delicato per l’assetto delle istituzioni economico-finanziarie italiane in concomitanza con un aumento del rischio politico dal punto di vista degli investitori per via del possibile esaurirsi degli acquisti di titoli pubblici da parte della Banca centrale europea.

 

Dall’autunno o al più tardi da inizio 2018 l’Italia sarà esposta al giudizio dei mercati per la prima volta senza nessuna “A” nel suo rating sovrano e senza la certezza dell’ombrello che Mario Draghi offre dal 2015 attraverso una politica monetaria iper-accomodante a tutela dell’integrità dell’Eurozona e della ripresa economica. In questo contesto – cui si aggiunge in autunno una manovra di bilancio complessa e sotto scrutinio della Commissione europea – arrivano a scadenza i vertici sia della Banca d’Italia sia della Consob. Il mandato settennale del presidente dell’Autorità che vigila sulla Borsa, Giuseppe Vegas, già ministro dell’Economia berlusconiano, non potrà essere rinnovato. Il vertice della Banca d’Italia invece può essere rinnovato per altri sei anni secondo la legge sul risparmio del 2005 – in precedenza l’incarico di governatore era potenzialmente a vita. Nell’ottica continuista del Quirinale, condivisa dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, cambiare assetto corrisponderebbe a una forzatura controproducente.

 

Gli investitori valutano l’Italia come una fonte di instabilità in Europa e considerano il soccorso pubblico in fieri al Monte dei Paschi di Siena cruciale per capire se l’industria bancaria ha voltato l’angolo. Una valutazione che coincide con quella della Banca d’Italia dove però si preferisce la continuità anche per altre ragioni. I tredici consiglieri che compongono il Consiglio generale sono di fatto nominati dal governatore in carica e sono deputati a recepire l’indicazione governativa per una nuova nomina. Sebbene tra i concorrenti di Visco per il governatorato circolassero i nomi del direttore generale, Salvatore Rossi, e di Fabio Panetta, vice direttore generale, la volontà di tutelare l’istituzione da ingerenze politiche da parte dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sembra prevalere sulle ambizioni personali.

 

Dopo la sconfitta al referendum costituzionale l’anno scorso, Renzi aveva fatto pressione da capo del partito al governo per andare a elezioni anticipate in ottobre trovando però l’opposizione di Mattarella. “Se c’è un motivo per cui sono contento che la legislatura vada avanti fino ad aprile 2018 è che avremo molto tempo per studiare i comportamenti di tutte le istituzioni competenti. Cioè, competenti per modo di dire”, ha detto Renzi al Foglio il 13 maggio riferendosi a Consob e Banca d’Italia (senza mai citarle) invocando chiarezza sul caso di Banca Etruria. Dopo avere richiesto operazioni impegnative, Banca d’Italia aveva commissariato Etruria, quotata a Piazza Affari, nel febbraio 2015 e alla fine dello stesso anno aveva autorizzato la procedura di risoluzione con il nuovo regime europeo detto bail-in al prezzo di perdite per i piccoli investitori. Nel 2014 Etruria aveva nominato vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del ministro renziano Maria Elena, sperando di trovare una sponda governativa. Etruria è invece diventata un punto d’attacco comune per criticare Renzi e il suo ministro più vicino mentre la procedura di risoluzione ha aizzato il furore mediatico in difesa del “risparmio tradito”. “Arriverà un giorno in cui si chiariranno le responsabilità a vari livelli”, ha detto Renzi confidando nell’operato di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla crisi bancaria italiana che probabilmente inizierà dopo l’estate e non mancherà di valutare l’operato di Visco.

 

Visco è critico del bail-in, procedura conosciuta nei circoli bancari almeno dal 2010, e avrebbe preferito un periodo transitorio prima dell’utilizzo ma ha ammesso che le richieste delegazione italiana non sono state ascoltate nelle sedi ufficiali durante le trattative europee. Da vicedirettore Visco venne nominato nel 2011 come successore di Draghi su indicazione dell’uscente governo Berlusconi che, pur avendo diverse intenzioni, assecondò il rischiamo alla “autorevolezza, autonomia e continuità” come suggerito dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La storia potrebbe ora ripetersi seppure in altri termini e con diversi protagonisti (o quasi).

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