Come Confindustria può incidere

Boccia dovrebbe “separare le carriere” dalla Cgil e vigilare sul fisco

Come Confindustria può incidere

Foto LaPresse / Piero Cruciatti

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, a un anno dalla sua elezione, ha confermato una linea riformista sulle politiche economiche e industriali in un’Assemblea particolarmente affollata rispetto agli anni precedenti che ha visto anche il ritorno di grandi gruppi industriali privati dell’automobile, come la Brembo di Alberto Bombassei, multinazionale di sistemi frenanti, che si era allontanata dopo l’uscita della Fiat di Sergio Marchionne nel 2011. E’ apprezzabile l’intenzione del capo del sindacato degli imprenditori a incoraggiare il sindacato dei lavoratori di collaborare senza ostilità a rafforzare la competitività delle imprese per non condannare il paese a una condizione sub-coloniale, ha detto Boccia ricordando un discorso di Guido Carli. Tuttavia se la strategia sindacale, in particolare della Cgil, dovesse replicare azioni in senso opposto – come il referendum che a marzo ha portato il governo ad abolire i buoni lavoro per i lavori occasionali – Confindustria dovrebbe definitivamente prendere le distanze dal sindacalismo politicante e insistere nella diffusione di contratti aziendali anche a costo di perdere essa stessa, in quanto controparte, centralità nella contrattazione collettiva. “Noi vogliamo aumentare le retribuzioni con l’aumento della produttività. E questo è possibile solo con una moderna concezione delle relazioni industriali. Serve favorire il coinvolgimento delle persone”, ha detto Boccia. In una campagna elettorale disordinata concentrata sulla modulazione di una nuova legge elettorale (Confindustria chiede una legge “maggioritaria” in grado di garantire governabilità) Boccia ha introdotto un punto lasciato finora a margine del dibattito: le carenze nella formazione che in parte spiegano come mai le imprese italiane che non impiegano neolaureati sono il 41 per cento (contro il 18 di Spagna e il 20 della Germania). “Non esistono lauree professionalizzanti che in Italia si vorrebbero reintrodurre”. E’ poi notevole l’intenzione di offrirsi come sentinella per un fisco “che tuteli i diritti dei contribuenti e non ostacoli gli investitori” e dovrebbe essere perseguita in ogni sede.

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