Imu Reloaded

Perché la bizzarra raccomandazione di Bruxelles è molto anti europea

Imu Reloaded

Reintrodurre l’Imu sulla prima casa, “almeno sui redditi più elevati” per spostare il peso del fisco dal lavoro al patrimonio, e renderlo più equo ed europeo? Tra i molti e talvolta buoni consigli che la Commissione di Bruxelles elargisce all’Italia, questo – che si ripete periodicamente dal 2016, cioè da dopo che il governo di Matteo Renzi abolì l’imposta – appare alquanto bizzarro. Ma soprattutto poco europeo. Innanzi tutto c’è il magico refrain dell’equità: in Italia i redditi “elevati” sottoposti alle aliquote Irpef del 41 e 43 per cento sono quelli oltre i 55 mila euro: ovvero meno del 4 per cento dei contribuenti, sulle cui spalle grava già il 35 per cento delle imposte dirette. Se a questa esigua minoranza, che già fornisce la maggior parte del gettito, si chiede di tornare a pagare l’Imu si ottengono 2-300 milioni con i quali non si finanzia nessuno sgravio sul lavoro, però si calpesta l’equità.

 

Ma soprattutto la Commissione dovrebbe chiarirsi le idee in fatto di “allineamento all’Europa”. Il peso del fisco sugli immobili censito nel 2014 da Eurostat-Ufficio parlamentare di bilancio vede l’Italia terza con l’1,5 per cento del pil, dietro Francia (2,6) e Grecia. La Germania, per dire, è ventesima con lo 0,4 del pil. Tra gli altri paesi virtuosi la Danimarca ha l’1,4, l’Olanda lo 0,9, la Svezia lo 0,8, l’Austria lo 0,2, la Svizzera lo 0,1. Dopo l’esenzione renziana l’Italia ha perso tre posizioni, con un carico attuale senza Imu sulla prima casa dell’1,25 per cento del pil. La media dell’Unione europea, compreso il Regno Unito, più Norvegia e Svizzera è dello 0,74. Dobbiamo riallinearci? Facciamolo subito.

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