Ape social, cos'è e chi ne ha diritto

Ieri Gentiloni ha firmato i decreti. È una sorta di pensione anticipata per alcune categorie di persone in difficoltà. Domande entro il 15 luglio

Ape social

Foto Jon Rawlinson via Flickr

Ieri il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato i decreti attuativi del cosiddetto “Ape social” (o più correttamente “sociale”), l'anticipo pensionistico per “soggetti in stato di bisogno che abbiano compiuto almeno 63 anni e che non siano già titolari di pensione diretta”. L'Inps aggiunge che “l’indennità è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o dei requisiti per la pensione anticipata” e che “si tratta di una misura sperimentale per agevolare la transizione verso il pensionamento per soggetti svantaggiati o in condizioni di disagio ed è soggetta a limiti di spesa”.


Sul sito dell'Inps è presente una lista chiara e completa di chi ha diritto alle dodici mensilità annuali. L'indennità anticipo pensionistico spetta a disoccupati, soggetti che assistono parenti in difficoltà, invalidi almeno al 74 per cento e chi svolge da almeno sei anni un “lavoro difficoltoso o rischioso”, come operai, autisti di mezzi pesanti, facchini o conciatori. Le domande per l'accesso all'Ape social con i requisiti raggiunti entro il 2017 vanno presentate entro il 15 luglio e riceverà retrodatati gli assegni dei mesi tra maggio e la data di approvazione della domanda. Chi raggiunge i requisiti nel 2018 dovrà fare domanda entro il 31 marzo 2018.


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Arriva la pagella di Bruxelles. Moscovici: “Nel 2017 rispettati i requisiti del Patto di Stabilità e Crescita”. Per il 2018, però, servirà uno sforzo: “Reintrodurre l'Imu sulla prima casa per i redditi più alti”. Padoan: “Non è una buona idea”

Va precisato, inoltre, che “le domande presentate oltre il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018 e comunque non oltre il 30 novembre sono prese in considerazione esclusivamente se all'esito del monitoraggio residuano le necessarie risorse finanziarie”. La misura, in particolare, è riconosciuta nel limite di “300 milioni di euro per il 2017, 609 milioni di euro per il 2018, 647 milioni di euro per il 2019, 462 milioni di euro per il 2020, 280 milioni di euro per il 2021, 83 milioni di euro per il 2022 e 8 milioni di euro per il 2023”. Nel caso in cui i soldi non bastino per tutti gli aventi diritto, la decorrenza dell'indennità è differita secondo criteri di priorità individuati con decreto del presidente del Consiglio.

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