Notizia per i populisti: l'Europa brutta e cattiva cresce

Pubblicate le previsioni di primavera della Commissione Ue che migliorano rispetto a quelle invernali. Resta la preoccupazione per l'Italia

Notizia per i populisti: l'Europa brutta e cattiva cresce

Il vicepresidente della commissione Ue, Valdis Dombrovskis

Avvisate i populisti. Quelli che da mesi, anni, vanno in giro a spiegare a tutti che l'Europa è brutta e cattiva e si starebbe molto meglio se, invece di voler stare insieme a tutti i costi, ognuno se ne tornasse tranquillo a casa sua. Avvisateli: l'Europa brutta e cattiva cresce e continua a crescere.

 

 

A dirlo sono le previsioni economiche di primavera pubblicate oggi, in cui la Commissione indica per la zona euro una crescita del Pil dell'1,7% nel 2017 e dell'1,8% nel 2018. Previsioni riviste al rialzo visto che in inverno la stima era 1,6% e 1,8%, mentre l'Ue, nel suo complesso, passa da una crescita stimata dell'1,8%, all'1,9% per entrambi gli anni.

 

“Le previsioni economiche di oggi indicano che la crescita nell'UE si sta rafforzando e che la disoccupazione continua a diminuire - ha commentato Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per l'euro e il dialogo sociale, la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e l'Unione dei mercati dei capitali -. La situazione è però molto diversa da uno Stato membro all'altro, con risultati migliori nelle economie che hanno attuato riforme strutturali più ambiziose. Per ristabilire l'equilibrio sono necessarie riforme audaci in tutta Europa, che vanno dall'apertura dei mercati dei prodotti e dei servizi alla modernizzazione del mercato del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. In un'epoca di cambiamenti demografici e tecnologici, anche le nostre economie devono evolversi, offrendo maggiori opportunità e una migliore qualità di vita per i nostri cittadini”.

 

  

“L'Europa - ha aggiunto il commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, Pierre Moscovici - sta entrando nel quinto anno consecutivo di crescita, sostenuta da politiche monetarie accomodanti, da una solida fiducia delle imprese e dei consumatori e da un miglioramento del commercio mondiale. Tra le buone notizie, anche il fatto che l'incertezza che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi potrebbe iniziare a cedere, anche se la ripresa della zona euro in termini di posti di lavoro e di investimenti rimane disomogenea. La sfida principale da raccogliere nei mesi e negli anni a venire sarà porre rimedio alle cause di queste disparità”.

 

Inflazione. Nonostante l'aumento degli ultimi mesi l'inflazione di fondo, che non tiene conto dei prezzi volatili dei prodotti energetici e dei prodotti alimentari non lavorati, è rimasta relativamente stabile e ben al di sotto della media a lungo termine. Secondo le previsioni, nella zona euro l'inflazione dovrebbe salire dallo 0,2% nel 2016 all'1,6% nel 2017, prima di ritornare all'1,3% nel 2018.

 

Disoccupazione. Continua invece il calo della disoccupazione che resta comunque alta in molti paesi. Nella zona euro dovrebbe scendere al 9,4% nel 2017 e all'8,9% nel 2018, toccando il livello più basso dall'inizio del 2009. La tendenza dell'UE nel suo complesso dovrebbe essere simile: si prevede che la disoccupazione scenda all'8,0% nel 2017 e al 7,7% nel 2018, attestandosi al livello minimo dal 2008.

In ogni caso, aggiunge la Commissione, l'incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata. Certo, i rischi sono più equilibrati rispetto ad alcuni mesi fa, ma la possibilità di un peggioramento resta. Ed è legata, soprattutto, alla futura politica economica e commerciale degli Stati Uniti e alle tensioni geopolitiche. Non solo, particolare attenzione viene riservata anche all'aggiustamento economico della Cina, allo stato di salute del settore bancario europeo e ai negoziati sulla Brexit.

 

Italia. Per quanto riguarda il nostro Paese la crescita continua ad essere “modesta”. Nel 2017 il pil farà segnare un +0,9% e +1,1% nel 2018. L'espansione è dovuta a una domanda esterna più forte e alla ripresa degli investimenti, quest'ultima grazie ai bassi tassi di interesse e agli incentivi fiscali. In ogni caso la Commissione è preoccupata per “l'incertezza politica e il lento aggiustamento nel settore bancario” che rappresentano “un rischio negativo per le prospettive di crescita”. Tra i dati sicuramente negativi quello della disoccupazione che resterà sopra l'11% in Italia, sia quest'anno che nel 2018.

“Dopo l'andamento positivo nel 2015 e 2016, quando l'occupazione è stata sostenuta da una temporanea riduzione dei contributi sociali” a Bruxelles si aspettano ora che l'andamento sia “più coerente con gli sviluppi economici”.

 

Berlino. Intanto stamattina, in un'intervista a Repubblica, Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha auspicato un rafforzamento dell'euro e ha avvertito che “senza l'Italia non si può fare l'integrazione europea”. Per questo ha auspicato che il nostro paese porti avanti le riforme come sta facendo.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    11 Maggio 2017 - 17:05

    Per la verità Schaeuble ha detto nell'intervista molte altre cose, prefigurando un asse franco tedesco che se l'Italia non dovesse mettersi rapidamente a posto con i conti rientrando dal deficit in tempi non biblici non promette sconti, e dunque nulla di buono. E' ben vero che l'Italia è importante per il processo di integrazione europea, ma se continua a marciare al passo rilevato anche nelle previsioni della Commissione da voi riportate, ovvero ad essere quasi immobile rispetto al trend di Germania e Francia, i protagonisti di quel processo saranno purtroppo altri. Sarebbe forse meglio che anche il Foglio lo ricordasse ogni giorno ai cavalli in corsa elettorale su cui punta. Il ministro tedesco l'ha fatto, nell'intervista.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    11 Maggio 2017 - 15:03

    Notizia per gli europainomani: l'Italia è sempre fanalino di coda in tutti gli indici, se si esclude la Grecia. Un pochino l'Unione Europea c'entrerà (ma solo un pochino)?

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    • guido.valota

      11 Maggio 2017 - 16:04

      Scusi, non per il merito (che qui non mi interessa) ma per il metodo: sì, l'Europa un pochino c'entrerà, ma l'Italia e gli italiani molti pochini di più dato che proprio di Italia si sta parlando. Sempre che la matematica non sia diventata un'opinione. Il che ultimamente è anche possibile e prossimamente, con un governo Di Maio, indispensabile.

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      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        11 Maggio 2017 - 22:10

        Guardi, ne sono consapevole, parecchio impegno ce lo mettiamo noi, a prescindere dall'euro. Ma trovo sbagliata tutta questa retorica eurofila ed europeistica a prescindere. Come tutte le cose di questo mondo ci sono i pro e i contro. Penso che i contro siano superiori ai pro, ma è una mia opinione, basata tuttavia sull'esperienza personale. Ma io ricordo un Foglio su cui era possibile formarsi un'opinione perché erano valutate tutte le possibili opzioni; ora è da un po' di tempo in cui si sposano acriticamente certe tesi, e chi non salta populista è. Così come è successo per il referendum: in un commento chiesi inutilmente un confronto fra i pro e i contro alla riforma, ma niente da fare, il Foglio pubblicò fino alla fine solo opinioni favorevoli, con tanto di propaganda per i sì. Trovo che questo impoverisca molto i contenuti e gli spunti che questo giornale riusciva una volta a dare.

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