L'America continua a correre

Trump o non Trump, la disoccupazione scende al 4,4 per cento

L'America continua a correre

Donald Trump (foto LaPresse)

In barba alla conduzione confusa e spesso indecifrabile di Donald Trump, l’America continua a correre. Nel mese di aprile gli Stati Uniti hanno creato più posti di lavoro dei 185 mila previsti dagli economisti, dato che porta il tasso di disoccupazione al 4,4 per cento, il punto più basso negli ultimi dieci anni. A trainare i numeri è stata anche la rivitalizzazione dei consumi su ristorazione e servizi turistici: “Non comprano macchine, ma vanno in vacanza” ha sintetizzato l’economista Diane Swonk, di Ds Economics. La performance compensa, almeno in parte, il dato in flessione del mese di marzo e porta la media dei posti di lavoro creati negli ultimi tre mesi a 174 mila. Il tasso reale della disoccupazione, quello che tiene conto anche di chi per sfiducia o altri motivi ha smesso di cercare un’occupazione, è passato dall’8,9 all’8,6 per cento. Sono numeri che visti dal vecchio mondo sembrano dell’altro mondo.

 

Certo, nel report del dipartimento del Lavoro si trovano anche alcune notizie negative. La forza lavoro continua a decrescere, seppure lentamente, segno che oltre al pensionamento di massa dei baby boomer – fenomeno demografico ineludibile – anche molti altri americani sono ai margini del mercato. Riportare questi disoccupati “dimenticati” nell’alveo della forza lavoro è il solenne grattacapo di questa congiuntura occupazionale. La crescita dell’impiego part time non è un buon segno in questo senso. Anche l’aumento modesto dei salari (0,3 per cento) è un segno di preoccupazione ormai cronico per gli economisti. Le politiche di Trump c’entrano ben poco con questi fenomeni. Quando la settimana scorsa sono usciti i deludenti dati sulla crescita nel primo trimestre del 2017, qualcuno ha dato la colpa alla sfiducia generata dal presidente, e applicando lo stesso metodo bisognerebbe dire oggi che il record decennale raggiunto nell’occupazione è un merito da attribuire a Trump. Nessuna delle due affermazioni è vera. E’ vero, invece, che l’economia americana è abbastanza solida da resistere alle tempeste politiche più violente.

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