I mercati europei tifano Macron

L'impennata dell'euro e dei bond francesi dopo il voto di ieri in Francia dice che gli investitori sono pronti a scommettere anche sui mercati più rischiosi. Ma le incognite sul futuro non mancano (e riguardano da vicino l'Italia)

I mercati europei tifano Macron

La vittoria al primo turno delle presidenziali francesi del centrista Emmanuel Macron, secondo il Wall Street Journal, ha avuto due effetti benefici: sui mercati finanziari europei e sui sondaggi politici.

 

Il primo risultato, nel breve periodo, è stata la reazione positiva dei mercati europei, con l'euro che ha chiuso in rialzo a 1.084 dollari dopo avere superato in notturna il livello più alto degli ultimi 5 anni: 1.0935 dollari. Lo spread tra titoli francesi, traballanti durante tutta la campagna elettorale, e i rassicuranti titoli di stato tedeschi si è immediatamente ridotto dallo 0,65 per cento al microscopico 0,42.

 

Il secondo effetto – più duraturo e rivolto al medio periodo – è stato quello di ridare credibilità ai sondaggi. Nel corso dell'ultimo anno, con le inattese vittorie del fronte pro Brexit nel Regno Unito e di Donald Trump in America, l'affidabilità riposta sulle indagini demoscopiche ha raggiunto i minimi termini. Stavolta le previsioni sul voto francese invece hanno rispecchiato l'effettivo andamento del voto. Non si tratta di un particolare da poco, perché la capacità di prevedere l'esito elettorale francese ha rassicurato gli investitori di tutto il mondo. Un effetto calmante che potrebbe estendersi, con molta probabilità, anche al ballottaggio, dove Macron è dato vincente su Le Pen.

 

Il giovane leader centrista si è presentato agli elettori con una piattaforma programmatica di rassicurante europeismo liberale, pro business ma anche con un occhio rivolto alle classi medie. Il leader di En Marche! è il volto che i mercati vorrebbero vedere più di ogni altro all'Eliseo, sopratutto dopo un anno burrascoso, in cui il progetto europeo ha conosciuto uno dei suoi periodi più drammatici ma che ora, invece, potrebbe guardare al futuro con maggiore ottimismo.

 

Fino alla scorsa settimana, diversi analisti davano quasi per certo l'imminente parità tra euro e dollaro, una previsione molto popolare negli ultimi due anni ma che ancora non si è realizzata. Dopo che i risultati del primo turno in Francia sono stati resi noti, la Deutsche Bank ha invece dichiarato che rivedrà al rialzo le proprie previsioni per il 2017, che inizialmente contemplavano una caduta dell'euro a 0,95 dollari entro la fine dell'anno. Anche la più ottimista previsione della Bank of America Merrill Lynch – che dava l'euro a 1,05 dollari entro la fine del 2017 – verrà quasi sicuramente adeguata.

 

Ma in Europa "i rischi politici rimangono", puntualizza il Wall Street Journal, e sono legati in buona parte allo stato dell'economia e della politica italiana. "Gli investitori vedono molti problemi per l'Italia, la terza maggiore economia dell'Eurozona, con una crescita debole, un sistema bancario drogato da crediti deteriorati e un debito pubblico alle stelle. Si chiedono anche cosa succederà quando la Banca centrale europea comincerà a ridurre il suo massiccio programma di acquisto titoli (quantitative easing, ndr) che ha sostenuto i bond delle economie più deboli e rafforzato i dividenti".

 

Dopo il voto francese, la reazione positiva delle Borse europee ha dimostrato che gli investitori hanno meno paura dei mercati a più alto rischio,  come quelli dell'Europa mediterranea. Una vittoria di Macron, unita alla lenta ma stabile ripresa dell'economia europea, potrebbe finalmente ridare ossigeno a un'Europa stremata da un decennio di crisi economica e finanziaria.

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Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    24 Aprile 2017 - 19:07

    Autarchia e protezionismo non si sposano né con l'economia né con i mercati, mi pare evidente.

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  • Giovanni Attinà

    24 Aprile 2017 - 18:06

    Sì, però, i mercati non risolvono i problemi dell'economia!. Non simpatizzo per la Le Pen, ma tutta questa corsa dei cosiddetti democratici e non verso Macron mi lascia perplesso, compreso l'applauso di Juncker e compagni. .

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