L'eterno ritorno delle lobby della paralisi

La somiglianza di metodi, ideologia e fallimenti di No Tav e No Tap

L'eterno ritorno delle lobby della paralisi

Striscione No Tap esposto dalla curva del Lecce (foto LaPresse)

Ventidue anni fa, il 2 marzo 1995, si tenne a Sant’Ambrogio di Torino la prima grande manifestazione No Tav, la ferrovia ad alta velocità destinata a collegare Lione al capoluogo piemontese, e da lì fino a Trieste. Ora che l’infrastruttura è in costruzione il movimento si dedica ad altro: rivolte di piazza in Italia e in formato export, spesso assieme ai Black bloc; nel 2013 e 2015 devastando il centro di Roma, nel 2015 Milano. Tutti prendono ritualmente le distanze...

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    22 Aprile 2017 - 10:10

    La vera questione politica mi pare un'altra. Un magistrato in organico e governatore della Puglia concorre alla segreteria del Pd e nel contempo si rende formalmente interprete della rivolta della Tap ricorrendo, pare senza esito, alle vie giudiziarie per bloccare i lavori di un oleodotto decisi da un governo presieduto da un esponente del suo partito con piena fiducia del partito. C'erano una volta le regole democratiche di partito in ossequio alle quali, presa democraticamente una decisione, ciascun militante era impegnato a rispettarla applicandola, soprattutto se investito di responsabilità di governo o amministrazione ad ogni livello. Chi non rispettava questa elementare regola democratica, soprattutto in questioni di primaria importanza nazionale, veniva semplicemente invitato o costretto a subire le conseguenze politiche in ordine alla sua permanenza dentro il partito del quale aveva accettato lo statuto. Ora pare che non sia più così. Caos creativo?

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