Back in Italy

Puntando veramente su tecnologie e competenze il lavoro non finisce ma ritorna. Numeri che farebbero ammutolire i catastrofisti-protezionisti

Back in Italy

Foto LaPresse

Roma. I numeri dell’Osservatorio Uni-Club MoRe Back-Reshoring su 121 casi confermano quello che diciamo da tempo. Basterebbe leggere un po’ meno i catastrofisti nostrani e leggersi qualche accordo sindacale per capire che puntando veramente su tecnologie e competenze il lavoro non finisce ma ritorna: 121 casi in Italia di rientro di produzioni delocalizzate già prima dell’avvio della crisi su 376 in Europa e 329 in nord America durante l’Amministrazione Obama.

 

Costi e tempi della logistica, maggiore produttività, servizio al cliente, capacità di produzioni “sartoriali”. Nessuno ha parlato di incentivi, dazi o le mitiche politiche espansive pubbliche tra le motivazioni che hanno spinto le imprese a prendere questa decisione. A Pomigliano in Fca la Panda è tornato puntando su relazioni industriali affidabili, competenze, tecnologie e una nuova organizzazione del lavoro. Su queste basi si sono potuti realizzare poi 500 X a Melfi e Jeep Renegade, Levante a Mirafiori e Stelvio e Giulia a Cassino, ma anche, il cuore dell’accordo Whirlpool punta su tecnologie, competenze e nuova organizzazione del lavoro.

 

E siamo solo all’inizio, la capacità di realizzare veri e propri ecosistemi 4.0, sarà determinante per attrarre nuovi investimenti e riportare produzioni in Italia. L’occupazione di alcuni settori industriali è stata falcidiata non per colpa della globalizzazione ma per mancanza di scelte di sistema e investimenti proprio in tecnologie.

 

Gli accordi sindacali di reshoring, hanno salvato posti di lavoro, in alcuni casi posso rigenerarne di nuovi. Sono il frutto di accordi impegnativi che hanno avuto il merito di ricostruire rapporti affidabili tra le parti, come premessa per far ripartire investimenti.

 

Su alcune delle 9 tecnologie abilitanti di Industry 4.0 siamo fortissimi, su altre no e soprattutto non siamo capaci a integrare le nostre potenzialità. Non fanno notizia le cose che vanno bene.

 

I dati dell’Osservatorio Uni-Club MoRe hanno avuto poco risalto, eppure sono veramente importanti perché tracciano una strada, non astratta, da sviluppare. I sacerdoti dell’era post lavoro stanno pontificando ovunque, troppo spesso con monologhi senza contraddittorio. Giappone e Corea del Sud, campioni di high-tech hanno tassi di disoccupazione attorno al 3 per cento.

 

Un dato, sta crescendo la domanda di acciaio, per un sindacalista metalmeccanico, è un segno della primavera. Significa che molti settori industriali consumatori ne hanno bisogno perché stanno ripartendo. Basterebbe leggere l’identikit delle imprese che hanno guidato il record di surplus di bilancia commerciale del 2016, da soli farebbero ammutolire in un sol colpo i no-euro, i sovranisti anti-globalizzazione e tanti sindacalisti gruppettari o pigri.

 

Ma in Italia le buone notizie vanno occultate perché il punto di riferimento degli opinion maker è Igor di Frankenstein per cui attenzione, “potrebbe piovere”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi