Qualcosa non torna nel piano energetico del Movimento 5 stelle

Dall'abbandono del carbone entro la fine del 2020 all'obiettivo sui trasporti tutti elettrici senza un piano per raggiungerlo. Ecco perché il piano energetico del M5s non funziona

Qualcosa non torna nel piano energetico del movimento 5 stelle

Lunedì il Movimento 5 stelle ha presentato alla Camera il primo punto del suo programma di governo, che si concentra sul tema energetico. Iniziare dall’energia non è certo una scommessa facile, ma se di energia se ne parla per slogan allora le speranze di far breccia tra la gente aumentano e non di poco. Non è un caso che i temi energetici siano naturali catalizzatori delle più cocciute opposizioni populiste, e gli esempi a tal riguardo non mancano neppure nelle cronache di questi giorni. 

 

Dopo quattro mesi di consultazione online il movimento ha raccolto le opinioni degli iscritti su sette quesiti stabilendo tra le altre cose che nell’ipotesi di un governo pentastellato non si utilizzeranno più fonti fossili, che Terna – la compagnia che gestisce le reti nazionali per la trasmissione dell’energia elettrica – dovrà essere pubblica, che gli incentivi statali alle fonti fossili saranno dirottati sulle rinnovabili, che si dovrà fermare l’importazione di energia nucleare. Tra i diversi motivi per cui il programma non convince ce ne sono almeno tre che possono in breve essere spiegati. 

 

Stop all’importazione di energia nucleare. Sbilancerebbe il sistema elettrico italiano facendo aumentare i prezzi. E l’esempio è recente. Quando nell’autunno scorso sono stati sospesi dalle attività una ventina di centrali nucleari francesi – per controlli di sicurezza e manutenzione – i prezzi della borsa elettrica sono aumentati fortemente, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2012 (72,24 €/MWh). La morale è che non si può sospendere dall’oggi al domani l’importazione del nucleare (si tratta del 10-15% dell’energia elettrica che consumiamo) senza prima trovare un’alternativa altrettanto stabile ed economica. E qui veniamo al secondo punto.

 

Stop al carbone entro il 2020. Non possiamo ancora farne a meno, anche se il carbone copre solo il 12 per cento della nostra generazione elettrica. Solo pochi mesi fa il ministero dello Sviluppo economico ha chiesto a Enel di riattivare la centrale elettrica a carbone di Bastardo, in fase di dismissione, per fare fronte al freddo e alla mancanza del nucleare francese. Nello stesso periodo è stato chiesto anche ad A2A di mettere in funzione la centrale di Chiasso, parzialmente fuori uso. Qualora le due centrali non fossero state sufficienti a sostenere i consumi, il Mise aveva chiesto anche che Enel si tenesse pronta per riattivare Genova Lanterna, altra vecchia centrale spenta da mesi. Pochi giorni fa il viceministro Teresa Bellanova ha poi riferito che servirà tenere a disposizione i tre impianti anche per affrontare il periodo estivo, che si aspetta essere molto caldo e secco. Il carbone, quindi, potrebbe servire anche al di fuori del periodo straordinario in cui ci è mancato l’apporto del nucleare francese, in questo caso per bilanciare la scarsità della risorsa idroelettrica, fonte che ovviamente risente del clima anche se resta la più "programmabile" tra le altre rinnovabili.

 

Trasporti oil free entro il 2040. Potevano cavarsela facendo riferimento all’acquisto delle auto nuove, ma i 5 stelle sono caduti nella trappola di dettare le regole sul rinnovo del parco circolante (37 milioni di auto solo oggi, chiaramente in aumento nel 2040). Che secondo il programma dovrà essere elettrico al 50 per cento nel 2040 e al 90 per cento nel 2050 (il resto biocombustibili). Qui gli errori sono due: il primo, non si può parlare di obiettivi così a lungo termine senza definire come percorrere le tappe intermedie – e i grillini non ne menzionano alcuna – e non si può non quantificare la spesa economica necessaria per raggiungere l’obiettivo. Secondo, il M5s non può obbligare le persone a sostituire le auto che possiedono con quelle elettriche, che per quanto affascinanti restano limitate per prezzi e autonomia, né dismettere la rete carburanti, se qualcuno decidesse di tenere una sua auto a diesel, benzina, gpl o metano. Già, perché nel piano energetico si fa riferimento alla completa elettrificazione dei mezzi eliminando anche il gas, su cui invece ad oggi il settore dei trasporti – specialmente italiano – punta molto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi