Le super-tasse zavorrano la ripresa

L’economia italiana torna in pista, secondo Corte dei conti e Istat

Le super-tasse zavorrano la ripresa

Le tasse sulle imprese superano di un quarto la media europea, il tax rate penalizza l’imprenditore italiano per il 64,8 per cento. Mentre i redditi delle persone subiscono prelievi totali di quasi la metà dello stipendio lordo. E’ il cuore del Rapporto di finanza pubblica 2017 della Corte dei conti. Messa da parte l’eccezionale pressione fiscale, il massimo organo di magistratura contabile afferma che “l’economia italiana ha invertito la marcia, la crescita è meno fragile e più qualitativa”. In particolare “il combinato disposto delle favorevoli condizioni finanziarie e degli incentivi del governo sta sospingendo il recupero degli investimenti, gravemente deterioratisi in otto anni di recessione, fase dalla quale l’Italia è uscita faticosamente ma con segnali molto incoraggianti”. Investimenti – siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi –, riduzione del carico fiscale e taglio del debito con misure strutturali è la linea che la Corte indica al governo, dopo avere sostanzialmente promosso le riforme di questi anni. Riguardo al debito si tratta di controllare durevolmente la spesa pubblica più che di privatizzazioni, che restano necessarie ma non bastano: le partecipazioni dello stato sommano a 80 miliardi, quelle degli enti locali a 14, neppure sette punti di pil. Il tutto va incrociato con il rapporto Istat di marzo, che riassume le buone cifre sul lavoro – disoccupazione in calo all’11,5 per cento, quella giovanile al 35,2: ma l’Istat precisa nella sua ultima nota mensile a febbraio che nella fascia 15-24 anni solo l’8,9 per cento è in realtà disoccupato, gli altri studiano o non vanno considerati tra gli attivi – e rivela che la profittabilità delle imprese sta crescendo: dello 0,3 per cento nel quarto trimestre 2016 e dell’1,1 in un anno. Il succo è che tra le ovvie lamentele anti austerità e le mirabolanti promesse populiste-sovraniste, è la convergenza europea a tirare l’Italia fuori dalla crisi. Il renzismo (e prima di lui, si ricordi, il pronto soccorso montiano) pur con errori e distrazioni ha operato bene. C’è ancora da fare, e le alleanze del dopo elezioni devono proseguire su questa rotta, non nello spirito dei compiti a casa ma del nostro interesse, quello sì sovrano. Invece cambiare rotta sarebbe molto più che una sciocchezza, un suicidio, mentre la ripresa italiana, nel solco di quella europea, resta in pista.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    07 Aprile 2017 - 07:07

    Essere giustamente contro il populismo-sovranismo, e riconoscere che e' soprattutto grazie all' Europa di Draghi se finora ci e ' andata fin troppo bene nel contesto anche dall'articolo evidenziato non significa non porsi la domanda ed esigere politica risposta sul perché cresciamo molto meno e più lentamente degli altri, finendo sempre più in coda alle classifiche europee. E chiedersi quando e se e come la smetteremo di pensare di poter crescere semplicemente sull'allargare il debito pubblico. Ripagare il quale fino ad oggi ci e' costato relativamente poco. Ma pensare che così possa essere sempre mi pare, e credo non solo a me, una scommessa un po' folle.

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