Altro che calcetto, i problemi del lavoro sono altri. Lezione di Ichino a Poletti

Il punto non è usare o meno la propria rete di relazioni personali per trovare un impiego, bensì è l'assenza di politiche attive del lavoro

Altro che calcetto, i problemi del lavoro sono altri. Lezione di Ichino a Poletti

Piero Ichino (foto LaPresse)

Secondo il senatore del Pd Piero Ichino, le parole pronunciate dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, quelle sul calcetto, hanno alimentato polemiche senza però prendere in considerazione alcune questioni sostanziali alla base del mal funzionamento del mercato del lavoro. Il problema, dice Ichino, non è "la partita di calcetto" citata dal ministro ma lo stato di disorientamento in cui versano i servizi pubblici deputati ad aiutare chi cerca lavoro. Il nodo insomma non è tanto quello che ha detto Poletti, quanto quello che invece non ha detto.

 

Il messaggio lanciato da Ichino in un’intervista rilasciata ieri al Dubbio è che trovare lavoro attraverso reti di conoscenze non costituisce in sé un intoppo nel mercato del lavoro. Il vero problema è che, se non si dispone di questa rete, si dovrebbe quantomeno poter contare sui servizi di orientamento scolastico e professionale, campo su cui, secondo il senatore, l’Italia è in grave ritardo.

 

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Dopo la riforma del Lavoro del 2015, che ha istituito un nuovo sistema di servizi basato sulla cooperazione tra centri per l’Impiego e operatori privati specializzati, non sono seguite azioni di coordinamento o riorganizzazione. “Su questo terreno – ha spiegato oggi Ichino in uso intervento in commissione Lavoro al Senato – al momento l’iniziativa del ministero è assente. E non ci si può nascondere dietro l’alibi che ‘i Centri per l’impiego sono uffici regionali’, non di competenza dello Stato”. Intanto, continua Ichino commentando la risposta di Poletti a una interrogazione parlamentare, “non abbiamo sentito una parola sui problemi reali delle politiche attive oggi nel nostro paese, sui problemi reali del funzionamento della rete dei Centri per l’impiego, e – potrei aggiungere – sui problemi di funzionamento di Anpal Servizi e dell’Inapp, l’ente preposto all’analisi dei risultati delle politiche attive del lavoro”. Altro che calcetto.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    31 Marzo 2017 - 09:09

    Niente di nuovo sotto il sole, ma il problema del lavoro si affronta dando al lavoro priorità, ovvero fare in modo che le azioni del governo agevolino la priorità del lavoro. Lo stesso vale per le imprese che non mi pare svolgano un'azione efficace, con nuovi investimenti per creare lavoro. Quanto ai Centri dell'impiego, così come sono organizzati, non sono sicuramente validi per affrontare la questione lavoro. Inoltre la loro dipendenza deve essere a livello statale , non certo regionale o addirittura come province, visto che quest'ultime sono da abolire in ogni caso.

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  • Bacos50

    31 Marzo 2017 - 09:09

    Il senatore Ichino, brillante e stimato ordinario di Diritto del lavoro all'Università degli Studi di Milano, osserva e interpreta il mondo dal proprio punto di vista, ma diciamolo, pretende troppo, quando parlando di Poletti, si lamenta nel non averlo mai sentito dire una parola sui problemi reali delle politiche attive oggi nel nostro paese e sui problemi reali del funzionamento della rete dei Centri per l’impiego. E poi, non contento, snocciola con elegiaca naturalezza astruse sigle riservate agli addetti ai lavori, quali l'Anpal Servizi e l'Inapp. E’ davvero troppo. A Poletti si può chiedere quando piantare il basilico e forse, ma non è certo, perché il ficus Benjamin perde via via buona parte delle foglie ingiallite. A ognuno il proprio mestiere, suvvia professore!

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  • Giovanni

    31 Marzo 2017 - 00:12

    Grande Ichino, come sempre. Sopratutto alla base dovrebbe esserci un valido apparato per l'orientamento scolastico e professionale. Senza questo continueremo ad avere torme di giovani che intraprenderanno indirizzi scolastici per cui non sono portati o corsi universitari con scarse possibilità di sbocchi lavorativi. Tutto il resto è una logica conseguenza.

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