Nuovi numeri confermano che senza l'euro l'Italia è morta

Contrariamente a quanto vanno ripetendo Matteo Salvini, Beppe Grillo, Giorgia Meloni e sovranisti vari, non è affatto vero che la moneta unica “sta affamando l’Italia, le famiglie e le piccole imprese”

Nuovi numeri confermano che senza l'euro l'Italia è morta

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Roma. Dal 2013 a tutto il 2017 l’Italia risparmierà 19,6 miliardi di interessi sul debito pubblico grazie alla politica monetaria espansiva della Banca centrale europea, culminata da marzo 2015 nel Quantitative easing, l’acquisto diretto di titoli di stato e privati. E questo nonostante che l’indebitamento sia aumentato di 182 miliardi, passando dal 132,6 per cento del pil al 133,03 obiettivo di quest’anno. Sono le cifre preparatorie del Def, il Documento di economia e finanza che il ministero dell’Economia presenterà entro il 10 aprile. Solo nel 2017, ultimo del Qe, il risparmio è previsto in 19,6 miliardi, rispetto ai 17,1 del 2016: il tutto nonostante la risalita sia dello spread, ieri a 184, sia dei rendimenti pagati dai Btp, al 2,35 per cento.

 

Dunque contrariamente a quanto vanno ripetendo Matteo Salvini, Beppe Grillo, Giorgia Meloni e sovranisti vari, che se vinceranno le elezioni chiederanno agli italiani di “riappropriarsi della lira”, uscendo dall’euro e magari anche dalla Unione europea, non è affatto vero che la moneta unica “sta affamando l’Italia, le famiglie e le piccole imprese”.

 

Un’altra conferma viene dall’ultima asta a tasso zero effettuata ieri dalla Bce prevista dal Tltro 2 (Targeted long term rifinancing operation), iniezioni alle banche di denaro da girare alla clientela. Su 233,5 miliardi assegnati a 474 istituti, 62,3 sono andati a quelli italiani; i quali se entro quattro anni faranno crescere i prestiti all’economia reale beneficeranno di un ulteriore sconto di quattro decimali, con tassi sottozero, in pratica venendo pagati dalla stessa Bce. Tutto è ovviamente criticabile, a cominciare dalla spesso giustamente vituperata burocrazia di Bruxelles, come le sue ridondanti istituzioni. Delle quali peraltro fanno parte Matteo Salvini e altri quattro deputati europei leghisti, e i sedici grillini. Mentre i dodici di Forza Italia dovrebbero forse spiegare se stanno con Antonio Tajani – da pochi mesi eletto presidente dell’Europarlamento per conto del Ppe che è lo stesso partito, per dire, di Angela Merkel, Enda Kenny, Jean-Claude-Juncker, Mariano Rajoy e, sì, di Wolfgang Schäuble – o appoggiano l’ultima idea del Cav. di introdurre in Italia la doppia valuta euro-lira (esempi simili di “successo” noti nel mondo sono Argentina, Venezuela e Cuba).

 

Che l’Italia sia stata affamata dall’Europa e dai suoi trattati, che vanno certamente rivisti, riadattati al contesto attuale, e che comunque furono firmati anche dalla Lega quando era al governo, e approvati in Parlamento, è una frottola che Salvini & Grillo ripetono a manetta nei blog, nelle fake news delle quali si cibano in particolare i grillini, nei talk show sempre più sgangherati e sempre meno seguiti. Ma dare la colpa alla misteriosa Spectre europea, oltre agli immancabili complotti bancari, non esenta i grandi capi del sovranismo nazionale da un minimo di credibilità, se non di serietà. Nel 2011 l’Italia era prossima al default, con lo spread a 574 punti e il Tesoro costretto a collocare i Bot a oltre il 6 per cento: non per colpa della Deutsche Bank e degli stranieri in fuga dai titoli italiani, ma del centrodestra imploso. Poi Mario Monti è intervenuto col machete, soprattutto sulle pensioni che in quella famosa estate la Lega si era opposto a riformare, pur avendo escogitato lo “scalone” di Roberto Maroni. Poi è stato Mario Draghi a reggere il paese per il bavero impedendo che precipitasse. E senza interventi in stile Grecia della troika e del Fondo monetario internazionale, che già, ottobre 2011, s’erano presentati negli uffici di Tremonti e Brunetta. Salvini e Grillo dovrebbero rispondere, senza buttare la palla in tribuna, a queste domande: mutui e prestiti costano meno oggi o sei anni fa? Il dissesto delle banche in Toscana e nel vicentino è stato colpa “dell’Europa” o dei metodi dei vari Mussari e Zonin, con la benedizione del vecchio Pci e della Lega?

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Commenti all'articolo

  • carlofrisaldi

    08 Aprile 2017 - 19:07

    Il problema che si pone è dunque:posto che è la politica monetaria di Draghi ad aver salvato il nostro Paese, cosa accadrà nel 2019 quando Draghi non ci sarà più mentre il nostro debito sarà sempre lì, anzi ulteriormente accresciuto ed in pratica ingestibile? Concordo che l'uscita dall'euro sarebbe un catastrofe e aprirebbe scenari argentini e d'altra parte la situazione politica non consente molte speranze e se malauguratamente dovessero prevalere i cinque stelle gli italiani pagherebbero a caro prezzo questa loro ultima follia.

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  • giantrombetta

    25 Marzo 2017 - 12:12

    Certo dobbiamo a San Draghi ( e dunque ad una istituzione europea) l'aver almeno temporaneamente evitato la bancarotta. Ma dovremmo aver consapevolezza che i miracoli non si ripetono in eterno. E dunque pensare sia ancora possibile non metter mano al nostro immane debito pubblico e' semplicente insensato. Come insistere a volerci politicamente convincere che l'espansione del nostro debito sia colpa dell'Europa. Che l'imbroglio pericolosissimo sia perseguito da parte delle opposizioni si può capire, ma si deve denunciare. Che sia tollerato se non in talune circostanze addirittura sposato da chi sta al governo non si può ne' capire ne' ignorare.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    24 Marzo 2017 - 14:02

    Quindi il risparmio non è dovuto all'euro ma alla "politica monetaria espansiva" di Draghi. Perché si ricorderà, con Trichet, in piena crisi mondiale, la sua politica di continuo rialzo dei tassi (che portò ad far "esplodere" anche le rate del mio povero mutuo a interesse variabile). Sempre l'euro c'era. Quindi lo svantaggio, palese, di adottare l'euro dipende anche dalla gestione della politica monetaria, che nel caso di Draghi ha molto contribuito a far rientrare i danni di Trichet. E' poi incredibile che venga riproposta la tesi di San Monti, nient'altro che un gauleiter (cioè un governatore) per conto della Germania. Tutti i protagonisti politici e finanziari dell'epoca parlano del tentativo riuscito di neutralizzare il governo Berlusconi con lo strumento dello spread, salito da meno di 200 ai massimi di allora non dopo la rottura di Fini (2010), ma dopo la vendita dei titoli di stato italiani da parte dei tedeschi (2011, rileggersi il Foglio di allora). E poi parlano di fake news.

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  • lorenzolodigiani

    24 Marzo 2017 - 13:01

    L'ambiguita' di Forza Italia e del suo capo e' dannosissima per il pease. Decidano se far parte di chi e' a favore o contro il sistema, dell'apertura o della chiusura.

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