It’s not the economy, stupid

C’entra l’economia con l’ascesa dei populisti? Storia di una grande fake news

It’s not the economy, stupid

Banconote con l'immagine dell'olandese Geert Wilders (foto LaPresse)

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    15 Marzo 2017 - 15:03

    Non sarei così sicuro caro direttore che, come lei dice, non sia l'economia, poiché l'inefficienza della nostra gerontocrazia politica, statale e sindacale sono economia e precisamente diseconomia, eccome. E' però certo che il problema è molto più grave e che ci viene posto dalla quotidianità di un'Olanda intelligentemente più preoccupata dall'incidente diplomatico con la Turchia di Erdogan, alla caccia di consensi fra gli islamisti in terra olandese, piuttosto che dalla possibile crescita di Wilders. Di due populismi si tratta e di quale scegliere fra i due. Fra noi italiani il problema è meno sentito perché abbiamo il "lusso" della scelta fra tre populismi nostrani, mentre quello islamico ci snobba, forse perché intimidito dinanzi a tanta perizia del vendere fumo.

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  • d2116

    15 Marzo 2017 - 15:03

    Se non l'economia cosa? Forse il cervello, la comunicazione, oggetto di mutazione All'Oxford Internet Institute stanno studiando proprio questo, come i nuovi media modificano il nostro comportamento, frammentano la mente, la chiudono dentro bolle incomunicabili tra loro . Insomma, il populismo come una sorta di risposta immunitaria errata ad un assalto cinico-mediatico. Un caso che da noi i populisti siano cresciuti a dismisura dentro il laghetto da pesca gestito da Grillo e Casaleggio? (Daniele Bartalesi)

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  • fabrizioguarniera

    15 Marzo 2017 - 13:01

    Pol. corr. e immigrati, immigrati e poll. corr...Un po' pochino...Anziché vagheggiare su motivazioni francamente debolucce converrebbe arrendersi e prendere atto della propria predilezione per la fenomenologia dell'hater...

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    15 Marzo 2017 - 11:11

    “It’s not the economy, stupid”. Quando non si poteva non essere comunisti - pena l’ostracismo culturale, sociale e, non di rado, personale che colpiva tutti quelli che osavano opporsi alla visione del mondo dove tutto è sovrastruttura tranne l’economia - questo virgolettato del direttore avrebbe faticato a meritarsi una prima pagina di un qualsiasi giornale che non fosse condannato alla semiclandestinità - genere “samizdat” per intenderci... Eppure ancora oggi il pregiudizio economicista dilaga nell’interpretazione di ogni dinamica sociale con le disastrose coseguenze a tutti evidenti. La verità è che - per giocare con le parole del direttore -: “the economy is not stupid”. Ma economisti, professori, intellettuali e capipopolo di turno devono ancora capirlo.

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