La nuova ricetta fiscale di Matteo Renzi

Al Lingotto molte proposte da inserire nella mozione congressuale. Obiettivo: puntare su interventi fiscali mirati in favore delle fasce più in difficoltà. In particolare donne e giovani  

La nuova ricetta fiscale di Matteo Renzi

Un momento della convention organizzata da Matteo Renzi per lanciare la sua candidatura alla segreteria Pd (foto LaPresse)

Base imponibile europea unica per le imprese, progressività generazionale dell’Irpef, taglio del cuneo fiscale, dote di decontribuzione individuale ad ogni giovane lavoratore. Le proposte in materia fiscale da inserire nella mozione congressuale di Matteo Renzi sono ambiziose ma ancora confuse. L’evento di tre giorni al Lingotto è servito a renderle coerenti tra loro, aprendo il dibattito fra i partecipanti in particolare nei tavoli Fisco, Welfare e Lavoro di Cittadinanza. Proprio i seminari che sono stati citati da Tommaso Nannicini nel discorso precedente a quello di chiusura, affidato come di consueto a Matteo Renzi.

 

C’è tuttavia una linea rossa che lega tutte le proposte lanciate fino ad ora: puntare su interventi fiscali mirati in favore delle fasce più in difficoltà, piuttosto che spingere la crescita in modo generalizzato nella speranza che anche i più deboli seguano la marea. È un passaggio teorico importante, che riconosce ed agisce sui nodi strutturali dell’Italia, per far ripartire il sistema paese e garantire allo stesso tempo equità. Nannicini ne è convinto e lo dice a Il Foglio: “Abbiamo già provato ad aiutare tutti risollevando il sistema paese nel suo complesso, ma politicamente non ha funzionato”. Due in particolare gli asset su cui lavorare: il basso tasso di occupazione delle donne, tema che si lega alla bassa natalità, ed i giovani. Aspetti sui quali il Jobs Act non è riuscito ad incidere; il numero di lavoratrici donne dal 2015 è cresciuto del 30 per cento in meno rispetto ai colleghi maschi, mentre la disoccupazione giovanile non riesce a scendere sotto il 36 per cento. Lo sforzo di proposta è stato portato avanti dallo stesso ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, assieme a Filippo Taddei, responsabile economico nella segreteria guidata da Matteo Renzi e professore di macroeconomia. Proprio Taddei, con il senatore Mauro Marino e la professoressa Chiara Rapallini, ha guidato al Lingotto il tavolo di lavoro “Nuova Economia e fisco amico”, a cui hanno partecipato in due giorni più di duecento persone, soprattutto imprenditori ed esperti fiscali.

 

Di occupazione femminile e di emergenza demografica (secondo i recenti dati Istat), ne ha parlato anche in plenaria la demografa e professoressa bocconiana Letizia Mencarini che ha affermato dal palco: “il bonus bebè di 80 euro [introdotto dal Governo Renzi] non serve a fare più figli!”. Cosa fare quindi per risollevare l’occupazione femminile, e quindi la natalità? Le proposte che molto probabilmente verranno inserite nella mozione congressuale provengono in particolare dal disegno di legge delega Lepri, ancora in discussione in commissione, che mira a riordinare le misure a sostegno dei figli a carico per riconoscere alle famiglie un’unica misura universalistica per ciascun figlio fino al ventiseiesimo anno d’età, condizionata all’indicatore ISEE. In questo modo si riuscirebbe a superare l’iniquità del sistema attuale – che affida gran parte degli aiuti alle detrazioni, escludendo perciò gli incapienti – e la differenza di trattamento tra lavoratori dipendenti ed autonomi. Il cammino è quello segnato dal Jobs Act, che ha esteso le tutele per la disoccupazione introducendo la Naspi, e dalla legge delega contro la povertà approvata in via definitiva nei giorni scorsi: riordino delle misure di welfare e introduzione di misure universali. Come proposto anche da Emmanuel Macron in Francia, per introdurre un unico sussidio di disoccupazione rivolto a tutti: dipendenti, partite Iva ed imprenditori.

 

Sui giovani invece le proposte già in campo sono diverse. Nannicini a Il Foglio aveva annunciato una dote di decontribuzione individuale assegnata ad ogni giovane da spendere nelle aziende, per “aumentare il potere contrattuale del lavoratore e favorire la stabilizzazione a tempo indeterminato”. Un’alternativa è il taglio del cuneo fiscale per i giovani neoassunti, finanziato con le maggiori risorse provenienti dall’obbligo di fatturazione elettronica per le aziende, di cui è grande sponsor il viceministro Enrico Morando, pure lui presente alla kermesse di Torino. Anche questa ipotesi, assieme a un riordino delle aliquote Iva minori, potrebbe trovare posto nella mozione. Ma la proposta definitiva per aiutare la fascia più giovane della popolazione dovrebbe essere un’altra: una progressività anche generazionale, e non solo reddituale, dell’imposta sui redditi. Nannicini ne ha parlato in una recente intervista a La Stampa, e l’ipotesi parrebbe concretizzarsi in una riduzione delle aliquote sui giovani under 30 con redditi bassi. La promessa, politicamente necessaria, è di non aumentare le tasse sui più anziani – come invece una progressività generazionale dovrebbe prevedere – ma i dettagli non sono ancora definiti.

 

Un’ulteriore proposta allo studio è la rimodulazione del bonus 80 euro per evitare conguagli e restituzioni a fine anno, che tanto fanno discutere. Oggi infatti il bonus Irpef introdotto nel 2014 è tecnicamente un credito di imposta destinato ai dipendenti con un reddito da 8 000 a 26 000 euro; a livello statistico i 10 miliardi di copertura vengono calcolati come maggiore spesa, e non minori tasse (con effetti distorsivi anche sul livello della pressione fiscale). La proposta assomiglia a quella prospettata da Il Foglio una settimana fa: più semplicità, più universalità, più equità. Tre buoni presupposti per rimettersi davvero “in cammino”.

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Commenti all'articolo

  • mmontanari@mammaeditori.it

    mmontanari

    13 Marzo 2017 - 19:07

    Buono sui giovani non sulle donne. Il mondo politico sembra ostinato a ignorare i salti mortali cui sono costrette le donne con figli e lavoro. Tra spostamenti eterni per il traffico, asili dagli orari che non servono a nessuno, e compagnia. Lavorare perde qualsiasi gratificazione e avere figli anche. Se poi i coniugi hanno i turni il problema figli diminuisce ma gli adulti non si incontrano mai. Una situazione d'inferno per stipendi da fame. Bisogna adire su tre fronti: orari di lavoro, straordinari e turni creando lavoratori associati che possano scambiarsi turni e ore di lavoro.

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