La strada che porta Gm verso Fiat

C’è l’idea marchionnesca dell’Auto globale dietro al deal Psa-Opel

La strada che porta Gm verso Fiat

foto LaPresse

L’acquisto del marchio tedesco Opel da parte della rivale franco-cinese Psa è un’operazione che dimostra come la previsione di Sergio Marchionne, ormai passata alla storia, della necessità di un consolidamento mondiale del settore automobilistico, era corretta e praticabile. Quattro anni fa Berlino negò alla neonata Fiat-Chrysler l’acquisto di Opel, ma ora l’atteggiamento egemonico e protezionistico tedesco non ha più quell’appeal di un tempo. La Germania ha potuto fare ben poco per evitare che General Motors cedesse il periclitante marchio dell’Assia ai concorrenti francesi. Dal momento che il trend è quello delle grandi fusioni di marchi, piattaforme e fabbriche avanzate, secondo gli analisti del settore crescono le probabilità di una fusione, tutta americana, tra Gm e Fiat Chrysler Automobiles. Mary Barra, capo di Gm, e Marchionne, possono formare la coppia a quattroruote perfetta. Barra è infatti l’opposto complementare del manager abruzzese dal curriculum transnazionale: trentatré anni in azienda, una formazione ingegneristica e alle risorse umane, figlia di un operaio della Pontiac. Con Marchionne – certo diverso per curriculum, revisore contabile e manager dalle slide facili, per natali, figlio di un carabiniere, e per approccio all’economia – ha però in comune il trascorso fondamentale di avere salvato la sua azienda dal fallimento, riprendendola per i capelli, e di avere massimizzato il risultato dei prestiti federali americani ricevuti attraverso il bail-out dell’Auto made in Detroit. Inoltre Barra è una globalista, e non ha mai abbracciato l’oltranzismo ecologista-hi tech dell’Auto. C’è materia per un’alleanza di caratura mondiale.

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