La non crescita "demografica" delle banche americane

I dati della Federal Deposit Insurance Corporation dimostrano come dal 2010 in poi sono nate solo sette banche in tutto il paese. Cosa è successo?

La non crescita "demografica" delle banche americane

Foto di Don Graham via Flickr

Sul finire del 2013 divenne una notizia l’apertura della Bank of Bird-in-Hand in un paesino Amish della Pennsylvania. La banca fu notata non in ragione di alcune peculiarità – ad esempio perché aveva uno sportello-finestra ad altezza di cavallo - ma perché era stata la prima banca a nascere negli Stati Uniti dal 2010.

 

I dati della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’ente governativo che, fra le altre cose, garantisce i depositi negli Usa, mostrano che dal 2010 in poi sono nate solo sette banche in tutto il paese. Prima della crisi la storia era ben diversa. Solo nel 2007, ad esempio, ne furono fondate 175, e fra il 1997 e il 2007 ne nacquero in media 159 all’anno.

La Fed di Richmond, che ha dedicato un approfondimento della tematica, sottolinea che il processo di graduale riduzione del numero di banche negli Usa parte da lontano e trova la sua origine nel processo di concentrazione favorito dalle leggi bancarie. Ciò ha provocato che le oltre 14 mila banche del 1980 sono diventate meno di 6.000 nel 2015. Rimane il fatto, alquanto inconsueto, che nessuno ha più voglia di aprirne di nuove. Quale può essere la ragione?

La Fed ipotizza che una parte di responsabilità risieda nella regolazione finanziaria, che ha fatto crescere i costi e quindi diminuito la convenienza di aprire nuovi sportelli. Gestire una banca è diventato un affare troppo complesso, specie per le piccole banche, che poi sono la maggioranza negli Usa. Sempre la FDIC ha rilevato che più del 90 per cento delle banche Usa ha meno di 10 miliardi di asset e che fra il 2000 e il 2008 il 77 per cento delle banche di nuova costituzione ha aperto gli sportelli con meno di un miliardo di asset. E sono proprio i piccoli ad aver abbandonato il campo. Per gestire regole sempre più complesse serve personale molto specializzato che è poco comune e perciò costoso. Inoltre bisogna avere requisiti patrimoniali assai più robusti che in passato. E in tal senso la riforma della Dodd/Frank promessa da Trump potrebbe invertire la tendenza, ammesso che vada nella direzione di una semplificazione degli adempimenti e dei requisiti richiesti per l’attività bancaria.

 

Oltre alla questione dei costi crescenti, c’è quella dei profitti declinanti. I tassi a zero hanno essiccato la fonte primaria di ricavo per le banche meno complesse: il margine di interesse. Alla domanda perché non aprono più nuove banche negli Usa, perciò, è facile rispondere: non conviene più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi