Prosciutto & Bufala

Le fake news della Ruocco (M5s) su Ceta e prosciutto di Parma

Prosciutto & Bufala

Il costo di produzione delle fake news è incredibilmente crollato e se c’è chi come la Casaleggio Associati ne ha fatto un business politico-editoriale (voti alle urne e clic sui blog) allora il lavoro di bonifica è tanto indispensabile quanto colossale: non si riesce a stare dietro a tutte le bufale, perché l’energia necessaria a confutare una balla è molto più grande di quella che serve per confezionarla. Ma da qualche parte bisognerà pure iniziare a spalare. E allora cominciamo da Carla Ruocco, deputata grillina, ala ortodossa, che ha denunciato un furto internazionale di prosciutto: “In Canada una multinazionale ha registrato il marchio Prosciutto di Parma e i produttori italiani del Consorzio di Parma sono costretti a vendere sotto un altro nome”, ma per fortuna “solo dopo costosissimi ricorsi il Consorzio potrà utilizzare il proprio marchio”. Morale della favola: “L’approvazione del Ceta, il trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada, è un pericolosissimo cavallo di Troia che metterà a rischio le imprese nostrane e il made in Italy, perché non avranno mezzi economici per opporsi allo strapotere delle lobby finanziarie e delle multinazionali”.

 

C’è tutto il repertorio del grillismo: la globalizzazione, le multinazionali e la grande finanza contro i piccoli produttori agricoli italiani. La bugia della Ruocco è clamorosa perché la verità è l’esatto opposto: da oltre 20 anni le aziende italiane non possono usare in Canada il marchio “Prosciutto di Parma” perché il nome è stato registrato da un gruppo canadese e solo adesso, proprio grazie al Ceta che tutela le più importanti indicazioni Dop e Igp, i produttori si sono riappropriati del proprio nome. Il Consorzio di Parma ha definito il Ceta un “risultato storico”: “Ora, grazie all’intesa tra Ue e Canada, potremo utilizzare legittimamente la denominazione ‘Prosciutto di Parma’ e investire sulla nostra marca per sviluppare le nostre esportazioni”. Ma la netta divergenza di vedute tra le aziende e il M5s rispetto al Ceta e alla realtà delle cose ha una sua logica, che nasce dalle diverse esigenze di piazzamento dei rispettivi prodotti: le imprese puntano a vendere le eccellenze italiane sui mercati esteri, i grillini invece a spacciare bufale nel mercato politico interno.

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