La reputazione val bene una manovra

Cosa fare con la lettera europea? Ragioni per rispettare il vincolo esterno

La reputazione val bene una manovra

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (Foto LaPresse)

“Una procedura d’infrazione sarebbe un grosso problema per l’Italia in termini di reputazione”, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan a proposito della disputa con la Commissione europea sulla richiesta di una manovra correttiva da almeno 3,4 miliardi di euro. Il segnale è chiaro: nonostante l’allergia di Matteo Renzi per le “letterine” di Bruxelles, malgrado la voglia del Pd di rompere con gli eurocrati, il ministro dell’Economia è tornato a indossare i panni del tecnico per consigliare all’Italia un po’ di realismo e di compiti a casa.

 

La decisione è attesa entro il 10 febbraio. L’ultima parola spetta a Paolo Gentiloni. Ma dichiarare “irricevibile” la lettera della Commissione, come vorrebbe fare per esempio Matteo Orfini, sarebbe un errore. Non a caso Padoan ha usato la parola “reputazione”. Il problema non è tanto il Patto di stabilità, con le correzioni molto più pesanti o le multe previste dalla procedura. Il guaio è che la pacchia del Quantitative easing della Bce sta finendo, l’Italia ha perso il rating A e gli spread si stanno lentamente ampliando.

 

Il pericolo, nel momento in cui prevale l’incertezza politica, è che una procedura della Commissione faccia impennare i rendimenti, con un aumento consistente del costo del debito. Il calcolo di Padoan si riassume così: sei miliardi in più di spesa in interessi sul debito per non fare una correzione da 3,4 miliardi è un’operazione in perdita. La tentazione della politica è di dire “Cara Bruxelles, la manovra non la facciamo”.

 

Gentiloni farebbe meglio a fare un discorso pratico: dopo aver ottenuto 20 miliardi di flessibilità, 3,4 miliardi è un piccolo prezzo da pagare per evitare un costo più alto (e se proprio si vuole sforare il deficit, a questo punto, tanto vale farlo davvero,  non qualche decimale). La partita dunque è complicata. E non è escluso che sia proprio partendo da qui, dai rapporti con l’Europa, che il segretario del Pd possa scegliere di far detonare la legislatura e andare al voto.

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