Quello che ignorano sindacati e populisti che demonizzano e-commerce

I dati di una ricerca Nielsen evidenziano i cambiamenti di abitudini dei consumatori italiani: c’è un nuovo mondo che Camusso&Co. non vogliono vedere

Quello che ignorano sindacati e populisti che demonizzano e-commerce

Foto LaPresse

Da un lato ci sono sindacati e populisti italiani che si schierano uniti contro l’ingresso nel mercato italiano dei grandi gruppi dell’e-commerce, da Amazon (che vuole investire a Vercelli 65 milioni e assumere 650 dipendenti) e P3, Point Park Properties, gruppo mondiale della logistica (che a Piacenza ha pronto un investimento da 200 milioni di euro e 700 nuovi posti di lavoro), dall’altro un mondo che cambia e che vede sempre più persone acquistare online, pur non rinunciando ai negozi tradizionali. Quanto emerge dalla Global Survey di Nielsen è un’Italia che i primi continuano a ignorare e che vede l’87 per cento degli italiani che navigano in internet comprare regolarmente online, considerando però ancora decisivo il ruolo del negozio fisico.

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dati Nielsen


“L’e-commerce sta ridisegnando il concetto stesso di fare acquisti e le sue declinazioni”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Nielsen Italia Giovanni Fantasia. “Ci troviamo davanti alla sfida di dovere considerare che i confini tra digitale e fisico risultano sfuocati. Per esempio – continua nel commento alla ricerca Nielsen –, si passa dalle recensioni online del prodotto, alla lettura di volantini, al passaparola e, soprattutto, a quanto si può reperire all’interno dello store fisico dal personale addetto alla vendita”.

 

Un cambiamento di abitudini che ovviamante non influisce allo stesso modo i comportamenti degli italiani in settori merceologici diversi, ma che segna in ogni caso una crescita che non può essere ignorata e soprattutto sottovalutata.


dati Nielsen


Come segnala uno studio di Deloitte, infatti, la conversione all’online di gran parte degli acquisti anche per aziende di vendita al dettaglio nate seguendo i dettami dell’economia tradizionale, ha generato nell’ultimo anno un giro di affari di 4.308 miliardi di dollari, ossia un terzo dell’intero commercio mondiale comprese le materie prime. E se questo è in leggera flessione, il settore retail sta invece crescendo grazie proprio agli acquisti via internet, creando, sempre secondo Deloitte, un indotto almeno doppio dei posti di lavoro che cancella nel settore del commercio tradizionale.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Gennaio 2017 - 01:01

    A Redazione - " ... c'è un mondo che Camusso&C non vogliono vedere." Non è che non lo vogliano, non possono nemmeno concepirlo. Per Camusso&C, tutto ciò che possa, anche di straforo, mettere in discussione il loro "panis vitae", cioè la gestione e il controllo del mercato del lavoro, è inconcepibile. Come il concepire una mucca carnivora. Che l'e-commerce possa creare opportunità di lavoro, a Camusso&C, non importa nulla, Anzi, se sono opportunità di lavoro fuori dal loro controllo "peste li colga". Ma lo sapete cos'hanno nel buzzo Camusso&C? A volte, fatta salva la buona fede, apparite ingenui.

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  • Giovanni

    23 Gennaio 2017 - 19:07

    Io ad esempio a parte i prodotti alimentari, compro quasi tutto on line. Dai libri alla musica agli utensili per il fai da te, alle scarpe e persino a qualche capo d'abbigliamento. Compro nei negozi fisici solo i capi di abbigliamento per cui occorre poi il ritocco sartoriale. Comprare on line fa risparmiare non poco sia come tempo che come carburante. Posso acquistare a qualsiasi ora e usufruire di migliaia di offerte con sconti molto vantaggiosi. Potrei dire che è il futuro ma invece è già il presente e sarà sempre più così. Non vorrei essere ideologico ma oserei dire che la possibilità di acquistare online è molto proletario.

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