La Banca d'Italia conferma che la crescita c'è ma occhio a spread e protezionismo

Espansione economica sia per il 2016 sia per il 2017, ma una stabilizzazione della ripresa sarebbe in pericolo anche in caso di crisi bancaria e finanziaria

Visco e Padoan

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

La Banca d'Italia conferma le stime per la crescita dell'economia nel 2016 e nel 2017. Nel suo bollettino integrale (LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE), l'istituto rileva come le proiezioni “aggiornate in base agli andamenti più recenti indicano che in media il pil dovrebbe essere aumentato dello 0,9 per cento nel 2016, crescerebbe attorno allo 0,9 per cento anche nell'anno in corso e all'1,1 sia nel 2018 sia nel 2019”. Numeri identici a quelli di dicembre e simili a quelli contenuti nei bollettini di luglio e ottobre.

 

Tuttavia ci sono dei fattori che potrebbero frenare la crescita: Banca d'Italia parla di una crisi bancaria e finanziaria, di un rialzo dello spread e di un eventuale rallentamento del processo di riforme “avviato negli ultimi anni”. La serenità economica, in altre parole, non può prescindere dal “mantenimento di un livello contenuto dei rendimenti a lungo termine e condizioni del credito, in termini di costo e disponibilità, complessivamente distese”, si legge nel documento. E' fondamentale allora che non nascano “tensioni sui mercati finanziari e bancari nell’area dell’euro e in Italia, né episodi di significativo aumento dei premi per il rischio e della volatilità”.

 

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I rischi per la crescita, osserva la Banca d'Italia, “derivano dal contesto globale”. Le “spinte protezionistiche” sono lo spauracchio più grande: “È in particolare elevato il rischio che l’espansione dell’economia globale, rispetto a quanto incorporato nelle proiezioni, possa risentire del manifestarsi e del diffondersi di spinte protezionistiche, oltre che di possibili turbolenze nelle economie emergenti”. I “rischi al ribasso sulle proiezioni di inflazione”, invece, “sono connessi con la dinamica salariale nel settore privato”.

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