Cosa non aiuta l’aiuto di Draghi

Perché la fortuna dell’Eurozona può essere una sfortuna per l’Italia

Cosa non aiuta l’aiuto di Draghi

Mario Draghi (foto LaPresse)

No news? Bad news. Dalla riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea di oggi gli analisti non si aspettano nessuna novità rilevante. D’altronde l’Eurotower di Mario Draghi è in modalità “guarda e aspetta”. Per l’Italia, appunto, non è una buona notizia che l’ex governatore della Banca d’Italia non dia nuove speranze ai mercati e agli stati dell’Eurozona. Soprattutto perché la fortuna delle altre nazioni, in questo momento, coincide con la sfortuna dell’Italia. Come ha detto con un ferreo sillogismo Ben May, economista di Oxford Economics, “se gli indicatori (europei) continuano a migliorare le richieste di fermare il Quantitative easing (Qe) si faranno sempre più pressanti”, il sottinteso è che la Germania, storicamente fobica per un’inflazione in rapido rialzo, potrebbe mettere pressione su Draghi.

 

Come notava Simon Nixon sul Wall Street Journal la ripresa in Europa c’è, ma non se ne parla. Secondo Moody’s, la crescita dell’Eurozona sarà dell’1,3 per cento nel 2017 e 2018 e per Francia e Germania sarà ben al di sotto del 2 per cento. L’Italia invece è stata l’unico paese ad avere incassato una riduzione delle stime di crescita da parte del Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook per il 2017 (da 0,9 a 0,7) e per il 2018 (da 1,1 a 0,8) con una crescita da zerovirgola. Tra big dell’Eurozona è l’unico che si trova con un rating in “area B” dopo il recente declassamento di Dbrs. Gli investitori internazionali potrebbero iniziare a interrogarsi sui molti fattori d’incertezza prima di accordare nuova fiducia al paese. Con un anno che s’avvia in salita, il ridimensionamento prematuro del Qe sarebbe a dir poco problematico.

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