Politica, incertezza, banche. Italia declassata da Dbrs

Cade la stampella del rating dell'agenzia canadese. Ora aumenterà il costo per le banche italiane che usano Btp come collaterale per avere finanziamenti dalla Bce

Cade la stampella del rating Dbrs

L’agenzia di rating canadese Dbrs non puntella più l’Italia come accadeva da tempo, ha declassato il merito di credito (da A low a BBB high). Finché il migliore punteggio tra le 4 agenzie accreditate presso al Bce era in zona A, i titoli di stato italiani erano nella stessa classe dei Bund tedeschi. Ma siccome le “sorelle” maggiori – S&P, Moody, Fitch – ci avevano messo già in area B, senza la stampella di Dbrs aumenterà il costo per le banche italiane che usano Btp come collaterale per avere finanziamenti dalla Bce.

 

Le banche possiedono circa 400 miliardi di titoli di stato. JP Morgan stima che la liquidità potenziale che le banche riusciranno a ricevere si ridurrà di 30 miliardi in forza del declassamento. “Non sono numeri particolarmente preoccupanti”, dice JP Morgan, la liquidità in effetti non manca. Ma la situazione è scomoda. Per Hsbc il declassamento peggiorerà la predisposizione degli investitori a comprare titoli italiani. Sono notevoli le motivazioni del downgrade: una combinazione di fattori, soprattutto politici, derivante dal rifiuto popolare emerso dal referendum di dicembre di avallare “cambiamenti costituzionali che avrebbero potuto garantire più stabilità di governo”, con relative dimissioni di Renzi.

 

“C’è incertezza sulla capacità politica di sostenere riforme strutturali durante un periodo di crescita fragile” dato che lo spazio di manovra del governo di transizione Gentiloni è “ridotto” perché è “stato costituito con l’obiettivo principale di facilitare la discussione sulla legge elettorale”. Mentre il giudizio della Corte costituzionale sull’Italicum potrebbe “mettere pressione sul governo” e aumentare il “rischio di elezioni anticipate”. Per Dbrs è però “probabile” che la legge elettorale avrà “una caratteristica proporzionale più marcata, aumentando le probabilità di avere un governo di coalizione di partiti tradizionali”. Tuttavia una “minore volontà politica a fare riforme” potrebbe motivare un peggioramento ulteriore del rating. Per Dbrs, poi, nemmeno il recente tentativo di sostenere le banche “malaticce” con 20 miliardi pubblici rimuove “l’incertezza sulla vulnerabilità del sistema” perché non riduce la massa di crediti deteriorati. Il 20 febbraio tocca a Moody. Ad maiora. 

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Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    14 Gennaio 2017 - 11:11

    Incertezza sulla capacità' politica di un governo di transizione. Non e', forse, conseguenza delle destabilizzazione prodotta dalla vittoria del No, meno eclatante del previsto, ma non meno insidiosa.

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  • guido.valota

    14 Gennaio 2017 - 01:01

    Tranquilli, a questi pensa la procura di Trani.

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