Su Mps l’Unione europea fa prove timide di commissariamento

Le concessioni politiche all’Italia stanno creando diversi mal di pancia nelle capitali. Vestager pronta a usare l’arma del veto

Margrethe Vestager

Margrethe Vestager (foto LaPresse)

Bruxelles. Il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena rischia di diventare molto più doloroso del previsto per Pier Carlo Padoan, nel momento in cui tra i partner europei si moltiplicano le proteste per le eccezioni al bail-in previste dal governo italiano per soccorrere la banca più antica al mondo. Il decreto “Salva risparmio”, approvato nella notte tra il 22 e il 23 dicembre, ha ottenuto un via libera di principio dalla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, custode delle regole europee sull’uso del denaro dei contribuenti nel salvataggi delle banche solvibili. La ricapitalizzazione preventiva di Mps è possibile e auspicabile, secondo la Commissione: è un passo nella giusta direzione per stabilizzare il settore bancario italiano, al centro di molte preoccupazioni brussellesi. Ma la grossa concessione politica all’Italia – compensare al 100 per cento i risparmiatori privati con uno swap obbligazioni subordinate-azioni-obbligazioni garantite – ha creato più di un mal di pancia nelle capitali. Al punto che il salvataggio di Mps e di altre banche italiane potrebbe essere discusso dai ministri delle Finanze dell’Eurogruppo. La questione sarebbe all’ordine del giorno provvisorio della prossima riunione del 26 gennaio. “L’Eurogrppo discuterà la compatibilità con le regole Ue del piano italiano per salvare le banche”, ha detto a Reuters un funzionario. Contattato dal Foglio, il portavoce del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha definito le indiscrezioni “non corrette”.

Ma la pressione di alcuni ministri delle Finanze potrebbe costringere la Commissione a essere molto più severa quando dovrà dare l’autorizzazione effettiva al bailout di Mps. Vestager ha nelle mani un’arma potente: il veto al piano di ristrutturazione. In un discorso a Copenhagen giovedì, la zarina dell’Antitrust europeo ha fatto capire quali sono i paletti della ricapitalizzazione preventiva di Mps. Quando si usano soldi pubblici, la Commissione vuole che “gli interessi della concorrenza e dei contribuenti non siano dimenticati”, ha avvertito Vestager: gli investitori privati devono contribuire (nel caso di Mps con il taglio del valore e la conversione in azioni delle obbligazioni subordinate detenute dagli investitori istituzionali, ndr), mentre “le banche devono presentare un piano di ristrutturazione che possa renderle sane nel lungo periodo”. Tradotto per Mps, i princìpi fissati da Vestager significano un drastico taglio dei 25 mila dipendenti e delle 2.618 filiali del gruppo: 2.600 esuberi e 500 sportelli in meno sono assolutamente insufficienti. Nel suo discorso, Vestager ha indicato la necessità di passare alle nuove tecnologie per “tagliare i costi”. Ma non basta né per Mps né per le altre banche in difficoltà. Sui non performing loans (npl), i crediti deteriorati, “non c’è ragione per rinviare” la soluzione, ha detto la commissaria: occorre “essere realisti su cosa le banche possono aspettarsi come ritorno”. In altre parole, Mps può dimenticare l’ipotesi che aveva avanzato in novembre di vendere i suoi 28,5 miliardi di euro di npl al 33 per cento del loro valore iscritto a bilancio. E lo stesso vale per gli altri istituti che chiederanno aiuto allo stato per disfarsi dei crediti deteriorati.

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Dentro la Commissione sta crescendo l’irritazione per l’approccio frammentario con cui l’Italia sta affrontando i suoi problemi bancari. “La strategia di affrontare un problema alla volta non sta funzionando”, spiega un alto responsabile. Tra la Commissione e la Banca centrale europea c’è sempre più convergenza. “Molto più importante della questione di dove vengono i soldi è che ci sia un riordino nel settore bancario”, aveva detto il capo economista della Bce, Peter Praet, in dicembre: “Ci sono troppe banche in Italia e non fanno sufficienti profitti”. Per Mps e le altre banche che volessero ricorrere ai 20 miliardi del “Salva risparmio” si annunciano lacrime e sangue. Per il governo è in vista una nuova grana politico-sociale, forse peggiore di quella che avrebbe affrontato con il bail-in su 40 mila risparmiatori. 

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