Schiaffo della Corte al referendum Cgil

Il tempo indeterminato è salvo. Buona notizia per i lavoratori

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(foto LaPresse)

Dichiarando l’inammissibilità del quesito manipolativo sull’articolo 18 versione Jobs Act, la Corte costituzionale ha salvato il contratto di lavoro a tempo indeterminato e con esso le prospettive di molti lavoratori. L’ordalia a cui saremmo andati incontro con un referendum demagogico e ideologico avrebbe trasformato il sistema politico in una polveriera, ma soprattutto avrebbe terremotato la vita di centinaia di migliaia di imprenditori e di milioni di lavoratori attuali e potenziali. Ci si lamenta se nel 2016 i contratti a tutele crescenti hanno subìto una frenata rispetto ai numeri molto positivi del 2015, ma questo semmai dovrebbe indurre la politica a lavorare seriamente per ridurre il costo del lavoro e rendere di nuovo conveniente l’assunzione – non a sostituire la moderata flessibilità attuale con una insensata e inaudita rigidità.

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La Cgil voleva estendere la tutela reale del vecchio art. 18 a tutte le imprese con più di cinque dipendenti. Il contratto a tempo indeterminato sarebbe diventato una chimera. In più, l’Italia avrebbe nei fatti detto agli investitori italiani ed esteri: siamo cialtroni, non credete alle nostre riforme e non investite qui, perché cambiamo presto le carte in tavola. Restano i quesiti sugli appalti (più serio di quanto appaia: è in gioco la certezza degli investimenti) e quello sui voucher. Ma la strada per il raggiungimento del quorum per i due quesiti di contorno pare assai in salita.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    12 Gennaio 2017 - 10:10

    E poi è falso dire "il tempo indeterminato è salvo". La nuova normativa è come firmare una lettera di dimissioni in bianco, altro che buona notizia per i lavoratori. Il tempo indeterminato non esiste più

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    12 Gennaio 2017 - 10:10

    A parte che la bocciatura del quesito sull'art.18 probabilmente è dovuta alla bulimia della CGIL, visto che l'intento era di estenderlo anche alle aziende da 5 dipendenti in su (e quindi non si sarebbe ritornati alla normativa precedente), rimane la disparità fra dipendenti pubblici, inamovibili, e privati. Se poi il jobs act si rivelasse l'ennesimo flop dell'ex caro premier (come sembra in termini di assunzioni, cessata la droga fiscale), avremmo oltre i danno la beffa. Ma credo che si tratti di una sentenza politica, al pari di quella che ha impedito di votare sulla legge Fornero e di quella, tanti anni fa, sul sostituto di imposta. Tutto nella logica di far votare il meno possibile su temi saglienti e sentiti (il referendum sulle trivelle era in fondo acqua fresca), avendo paura del responso delle urne: non è un bel segnale. Ci si dovrebbe ricordare invece del referendum sulla scala mobile, vinto a sorpresa da Craxi contro il PCI. Votare è sempre la cosa migliore da fare

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