Il Tesoro garantisce per Mps, ma rischia di sbagliare direzione

Renzo Rosati

La lettera della Vigilanza Bce che chiede un aumento di capitale di 8,8 miliardi e una domanda: che fine ha fatto Bankitalia?

Roma. I vertici del Monte dei Paschi hanno confermato le indiscrezioni della vigilia: la lettera della Vigilanza della Banca centrale europea è arrivata e chiede un aumento di capitale di 8,8 miliardi, ben oltre i 5 previsti dal governo. Mentre l’amministratore delegato Marco Morelli aggiunge che la banca dovrà fornire alla Bce un nuovo piano di ristrutturazione poiché con l’intervento pubblico viene meno anche la cessione parziale dei crediti deteriorati (non performing loans): dunque che l’esborso diretto del governo per la ricapitalizzazione sarà almeno di 6,6 miliardi; ai quali va aggiunto il “ristoro” governativo per i sottoscrittori di obbligazioni subordinate che avevano accettato di convertirle in azioni. Operazione questa che ha fruttato 2-2,3 miliardi, ma che è appunto impreziosita dalla promessa pubblica di valutare i bond non al prezzo di mercato (svalutato dal 25 al 50 per cento rispetto all’emissione), ma al prezzo nominale, cioè al 100 per cento. E in aggiunta, se i nuovi piccoli azionisti ci ripensassero, dalla ulteriore garanzia del Tesoro di riprendersi le azioni in cambio di obbligazioni senior, strumenti non di rischio che in caso di default hanno la priorità nel rimborso.

A Francoforte hanno ragionato esattamente come il Foglio di ieri: il governo italiano sta creando una nuova categoria di investitori, l’investitore zero risk. Così ha sommato ai 5 miliardi previsti altri 1,5 del non smaltimento degli Npl, e soprattutto l’intera quota dell’aumento di capitale sottoscritto dalla piccola clientela privata con la conversione dei bond. Se lo stato li garantisce in pieno (anzi, di più), allora che metta sul piatto anche questi soldi. Dunque sul totale di 20 miliardi del decreto che aumenta il debito pubblico per mettere in sicurezza il sistema bancario, ben 8,8 prendono la direzione Siena – il Tesoro ieri dava assicurazioni sul fatto che il fondo salva-banche è più che sufficiente – lasciando al limite della scopertura altri fronti critici quali quelli delle due popolari venete, della Carige, senza contare lo strascico di chi ha investito in obbligazioni delle quattro banche del centro Italia finite in bail-in nel 2015. Per queste è già partita la richiesta del sindaco di centrodestra di Arezzo Alessandro Ghinelli in sintonia con l’omelia natalizia del vescovo: “I principi che valsero per gli altri valgano anche per gli aretini, non taceremo finché non sia rispettato il diritto di questa città”.

 

 

Sindacati come la Uil definiscono “surreale” la richiesta della Bce, mentre il Codacons, dopo avere sposato nei talk show la causa del “ristoro dei risparmiatori”, persistendo nella confusione tra risparmio e investimento, ora si accorge che “i costi graveranno anche sui neonati”. Come Beppe Grillo, che predica che Mps “fino al 1995 era una banca florida, straordinaria, finché non è stata privatizzata ed ora va dunque ristatalizzata”. Con il che il comico-garante del M5s conferma la tendenza alla manipolazione dei fatti (la legge del ’95 che imponeva alle fondazioni locali di scendere in minoranza è stata disattesa a Siena fino al 2012, ed è stata la mano pubblica, non quella privata a commettere sfracelli come l’acquisto di Antonveneta), e ad aggirare i problemi con slogan e ricette a carico della collettività (dal reddito di cittadinanza al debito romano).

Ma anche il governo sta facendo del suo peggio per agire non da imprenditore pubblico, ma da assistente sociale, oltretutto nella direzione sbagliata. I titolari di obbligazioni, come rivelano le indagini di Bankitalia e di Bloomberg citate dal Foglio, sono il 5,4 della popolazione e rientrano in una fascia di persone che dispone di una ricchezza al netto delle case di 147 mila euro, il quadruplo della media nazionale. Ma non solo: con un precedente simile, qualsiasi obbligazionista potrà invocare dalla Corte costituzionale parità di tutela pubblica. E, last but not least: che fine ha fatto in tutta la vicenda la Banca d’Italia? Via Nazionale è da una parte l’interlocutore diretto della Vigilanza della Bce, dall’altra il titolare delle ispezioni e dei controlli sui bilanci bancari. Un anno fa, con i bail-in del novembre 2015, seppe solo accusare l’Europa. Stavolta – rileggersi le ultime relazioni di maggio del governatore – con Siena non ha fatto meglio. Anzi. 

Di più su questi argomenti: