L’Expo è soltanto un altro capitolo dell’assalto giudiziario all’economia

Quei tic di Tangentopoli che vivono ancora e l'agenda dei pm

L’Expo è soltanto un altro capitolo dell’assalto giudiziario all’economia

L'Expo di Milano (foto LaPresse)

Roma. Non parlate di giustizia a specchio Roma-Milano. Il caso che coinvolge Beppe Sala, sindaco pd che si è autosospeso dopo che la procura generale ha riaperto un’indagine sugli appalti dell’Expo, indagine per la quale la procura della Repubblica aveva chiesto l’archiviazione, non ha nulla a che fare (tranne i tempi) con l’arresto del fedelissimo di Virginia Raggi per reati penali che affondano nel sottobosco romano sfuggito al casting della Casaleggio Associati. L’indagine su Sala va invece letta assieme alla straordinaria mobilitazione della giustizia ordinaria e amministrativa.

 

E’ un girone di ritorno dopo il renzismo dei tempi d’oro, che quell’interventismo giudiziario lo aveva messo nell’angolo. Le ultime notizie in fatto d’interventismo (e strabismo) giudiziario in economia sono due. La prima, Finmeccanica: la Cassazione ieri ha chiesto l’annullamento delle condanne inflitte in appello per false fatture e accusa di corruzione internazionale all’ex ad di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e a Bruno Spagnolini, ex ad della controllata AgustaWestland – entrambi oggetto a lungo di una campagna mediatica tonante. Il processo è da rifare, ripartendo dall’appello-bis. La seconda: il tribunale di Milano ha bloccato, su richiesta di un singolo socio, la trasformazione della Banca popolare di Sondrio in Spa, anticipando così lo stop deciso dal Consiglio di stato.

 

Intanto la Consulta annuncia per l’11 gennaio la riunione sull’ammissibilità del referendum della Cgil contro il Jobs Act, la più rilevante delle riforme di Matteo Renzi: se ne parlerà prima della legge elettorale. Egualmente la Corte ha bocciato a novembre i decreti portanti della riforma della Pubblica amministrazione, per mancanza del “consenso unanime” delle regioni. Negli stessi giorni la procura di Savona rinviava a giudizio per disastro ambientale colposo 27 dirigenti di Tirreno Power, dopo aver sequestrato la centrale e bloccato il suo completo rifacimento con tecnologie anti inquinanti: una sorta di bis (un po’ più rapido nei rivolgimenti giudiziari e nelle conseguenze economiche) di quanto accaduto per l’Ilva di Taranto, elefantiaca per genesi e danni eventuali derivanti dal suo dissesto. E del sequestro e arresti negli impianti Eni in Basilicata, giusto all’indomani dell’insuccesso del referendum antitrivelle. Che cos’è questo, se non interventismo giudiziario a ogni livello sulle maggiori riforme economico-amministrative, sulle infrastrutture, sull’apparato produttivo, e con l’indagine su Sala, su ciò che è stato il simbolo, l’Expo di Milano?

 

“E’ la dimostrazione che il paese è bloccato”, aveva commentato Matteo Renzi dopo il no della Corte Costituzionale alla riforma della Pubblica amministrazione. In realtà Renzi addirittura aveva minimizzato: siamo in realtà alla istituzionalizzazione, sempre per via giudiziaria, del vizio per cui se cambia l’aria politica ci si dedica innanzitutto a disfare e a cancellare quel che è stato fatto in precedenza, tra gli applausi popolar-populisti. Il caso Sala è esemplare e racchiude varie parti di questo conflitto tra tentativi riformisti, relativi affanni, e populismi che rappresentano il “fare” come l’autoritarismo dell’“uomo solo al comando”, e la magistratura in agguato. Conflitto che ha segnato l’intera Seconda Repubblica ora al tramonto. L’accusa per il sindaco milanese è di aver forzato la pratica del massimo ribasso per concludere in tempo la “piastra”, infrastruttura base dell’Expo. E avere compensato le ditte con commesse minori.

 

Siamo nel campo del falso ideologico, responsabilità amministrativa. Ma com’era nata la filosofia del massimo ribasso, oggi criticata da tutti i magistrati senza bava alla bocca, a cominciare da Raffaele Cantone? Dalla ideologia post Tangentopoli per cui, partendo dal presupposto che tutti rubavano, si dovevano costringere le aziende a lavorare per lo stato appunto al ribasso, in nome del bene comune. Ricorda qualcosa? Massì, la revisione degli appalti “per difendere i cittadini” promessa proprio dalla giunta Raggi (ironia della sorte), e incredibilmente reiterata dopo l’arresto di Raffaele Marra. “C’è un clima surreale. C’è già chi sta dando sentenze di morte inappellabili in un paese dove non esiste la pena di morte”, aveva detto Cantone nel maggio scorso. Profetico. 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    18 Dicembre 2016 - 16:04

    L'assalto giudiziario è stato alimentato dalla stampa italica in genere che vive di comunicazioni giudiziarie che non interessano a nessuno. Sono drastico e controcorrente, ma è ora di cambiare in quest'Italia e vivere di comunicazioni giudiziarie, con processi all'infinito e successive assoluzioni.

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  • Giovanni

    18 Dicembre 2016 - 11:11

    La cosa peggiore in tutta questa deplorevole situazione è che non si vede la luce, non si vede come si può uscire da un tunnel di poteri contrapposti dei quali uno, quello politico è ormai boccheggiante e forse addirittura in rotta e l'altro, quello giudiziario ormai tracotante e senza ritegno. Purtroppo quando in una nazione si verificano situazioni del genere finisce sempre con l'uomo forte che sbaracca tutto e fa di testa sua. E quasi sempre è la testa peggiore.

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  • mauro

    18 Dicembre 2016 - 11:11

    Non avevo considerato che le menzogne camuffate dell'ultimo Berlusconi dettate da considerazioni come : "questa riforma, anche se uguale alla mia che era stata bocciata, non s'ha da fare perchè così imparate, brutti stronzi di italiani, a darmi solo il dieci per cento, e ve la prendete tutti in saccoccia, fossero anche in parte sostenute da una sorta di sindrome di Stoccolma. Non c'è altra spiegazione, altrimenti, per il formidabile assist alla dittatura dei magistrati, dopo che questi gliene hanno fatte di tutti i colori e vogliono ancora tenerlo sulla graticola con il caso Ruby.

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