Perché il No al referendum rende più probabile la nazionalizzazione di Mps

Il risultato alle urne mette in luce le crepe del sistema bancario italiano e rende più difficile la ricapitalizzazione privata dell'istituto toscano, spiega il Wall Street Journal

monte paschi siena banca

La sede di Monte dei Paschi a Siena. La banca più antica del mondo e la terza più grande banca d'Italia (foto Sean X. Liu via Flickr)

Il risultato del referendum rende la vita ancora più difficile per le banche italiane, dopo che il paese ha votato contro le riforme costituzionali proposte del primo ministro Matteo Renzi. È quanto scrive in un articolo in prima pagina il Wall Street Journal, secondo il quale la caduta dei titoli bancari italiani dopo il risultato alle urne mette in luce “l’agitazione del malconcio settore finanziario nazionale” e rende più probabile “la possibilità che Monte dei Paschi di Siena venga nazionalizzata”.

  

Chi muove le pedine a Siena

Dietro alla frenesia in Borsa, i grandi investitori puntellano Mps. Cosa unisce questo atteggiamento al “piano X”, o meglio quello di JP Morgan gradito all’esecutivo, al cda e al nuovo ad Marco Morelli?

   

Il sistema bancario italiano è quello che ha rivelato le crepe più profonde: “La prospettiva di instabilità politica e di un cambio di governo in Italia hanno creato volatilità nei mercati finanziari per settimane. Quest'anno i bancari hanno operato notevolmente al di sotto del resto del mercato azionario italiano”, scrive il quotidiano finanziario. Lunedì scorso Monte dei Paschi ha chiuso la giornata con il 4,2 per cento in meno sulla borsa di Milano mentre Banca Popolare ha registrato un calo del 7,9 per cento. UniCredit Spa, la più grande banca d'Italia per asset, è scesa del 3,4 per cento.

  

“Mps e i suoi consulenti hanno deciso di attendere per almeno tre giorni prima di decidere se procedere con la ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro – ha rivelato alla testata statunitense una persona vicina al dossier – dopo che il No al referendum costituzionale ha minacciato di far deragliare il piano”. L’istituto senese starebbe aspettando di capire chi sarà il nuovo presidente del Consiglio prima di prendere qualsiasi decisione. “Ogni segno che il nuovo primo ministro seguirà le orme del governo attuale e contribuirà a raggiungere la stabilità del mercato sarà visto positivamente da parte dei potenziali investitori nelle banche in difficoltà”. Mentre “a lungo termine, il cambio di governo e la probabilità di nuove elezioni il prossimo anno potrebbero significare un lungo ritardo per tutti gli sforzi governativi nel cercare soluzioni ai problemi del settore bancario”.

 

Secondo le fonti del Wsj, “una nazionalizzazione di Mps è ora più probabile”, anche se “resta una piccola possibilità per l’istituto di trovare una soluzione nel privato”. La prospettiva di un salvataggio di governo ha trovato eco nelle dichiarazioni di Ewald Nowotny, membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea. "A differenza di altri paesi, in Italia non c'è stato essenzialmente alcun aiuto di stato o acquisizioni", ha detto Nowotny lunedì a Vienna. Dunque non sarebbe ora “da escludere che gli aiuti di stato siano necessari".

 

Gli investitori e i dirigenti coinvolti nella transazione sperano che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chieda di formare un nuovo governo al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha guidato gli sforzi del governo per riformare un settore che soffre del doppio influsso negativo causato dalla scarsa redditività e di enormi crediti inesigibili. Ora gli investitori, i responsabili politici e gli analisti sono preoccupati che le dimissioni di Renzi possano segnare il brusco arresto di queste operazioni. Per il Wsj, “è improbabile che eventuali problemi di Monte dei Paschi ricadano direttamente in altri mercati bancari europei”, dal momento che “meno del 2 per cento dell'esposizione creditizia delle banche europee è in Italia, secondo gli analisti del Credit Suisse”.

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