Banca d’Italia e il risparmio tradito

La risoluzione di Etruria era indispensabile? Dubbi da una sentenza

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Una manifestazione contro il salvataggio di Banca Etruria (foto LaPresse)

La domanda posta alla Banca d’Italia dall’associazione dei risparmiatori di Banca Etruria che hanno i loro risparmi con la risoluzione dell’istituto toscano a fine 2015 è pertinente visto che mercoledì gli ex vertici sono stati assolti (“il fatto non sussiste”) dal reato di ostacolo all’Autorità di vigilanza dal tribunale di Arezzo. L’associazione si chiede: visto che un giudice ha ritenuto che la banca non aveva nascosto la presenza dei crediti in sofferenza o altro alle Autorità, come mai la Banca d’Italia ha applicato il bail-in agli obbligazionisti e poi ha valutato i crediti in sofferenza al 17 per cento del loro valore penalizzando la banca? Era indispensabile o si poteva fare altro?

 

Dalla sentenza, cui la procura intende fare appello, si capisce che i dirigenti sono stati collaborativi. Era impossibile il contrario. Emanuele Gatti, capo del team di Banca d’Italia che ha condotto l’ispezione dal dicembre 2012 al settembre 2013, è noto per essere rigoroso e aveva pieni poteri su un istituto che, come lui afferma, era amministrato da persone con scarse competenze in materia bancaria – tra loro Pier Luigi Boschi, papà di Maria Elena, poi diventata ministro del governo Renzi.

Caso Banca Etruria: assolti tutti gli imputati

L'ex presidente, l'ex direttore generale e il direttore centrale dell'istituto erano imputati per ostacolo alla vigilanza, ma "il fatto non sussiste"

 

Banca d’Italia poteva comandare e l’ha fatto. Le richieste di aumento di capitale e di emissione di prestiti subordinati erano state seguite con attenzione dalla Consob e dalla Banca d’Italia. Quest’ultima nel 2012 ha chiesto una ricapitalizzazione di 100 milioni, poi soddisfatta a giugno-luglio 2013, la quale è stata accompagnata un’emissione di obbligazioni subordinate da 60 milioni, completata nell’autunno 2013, perché quei 100 milioni non bastavano più date le perdite sopraggiunte col tempo. In tutto questo Banca d’Italia era presente in Etruria. Tuttavia nel 2015 commissaria la banca e procede a una valutazione dei crediti deteriorati penalizzante (al 17 per cento del valore di bilancio, cifra poi diventata il riferimento per altre banche). Eppure c’erano delle alternative: i fondi Algebris e AnaCap erano in precedenza interessati all’acquisto a prezzi migliori. Se dunque Banca d’Italia teneva la cloche di Etruria, e non è stata ostacolata, perché ha pilotato l’istituto verso una risoluzione che ha minato la fiducia nell’industria bancaria nazionale?

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