Per Draghi "un'unione economica a metà è una casa senza fondamenta". Ma il mercato unico non può arretrare

Il presidente della Bce ha ricordato al Parlamento europeo che "l'economia globale continua la sua ripresa nonostante l'incertezza politica ed economica”

Mario Draghi (foto LaPresse)

Mario Draghi (foto LaPresse)

Secondo Mario Draghi “l'economia continua a espandersi a ritmo moderato ma costante nonostante gli effetti avversi dell'incertezza politica ed economica”. Il presidente della Banca centrale europea, in audizione presso la commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo, ha ricordato che "l'economia globale continuerà la sua ripresa anche se la crescita resterà più lenta rispetto a prima della crisi". Un’unione economica a metà crea fragilità e il suo completamento è dunque il presupposto per proteggere l’Ue dalle crisi economiche e da quelle della sicurezza. “L'Unione economica e monetaria dovrà superare le vulnerabilità generate dalla sua incompletezza”, ha aggiunto. “Una casa costruita a metà non è stabile”.

 
 
"Se il referendum nel Regno Unito ha creato incertezza per quanto riguarda la partecipazione del paese al mercato unico, quest’ultimo non può arretrare. È imperativo che la sua integrità, l'omogeneità delle regole e il loro 'enforcement' vengano preservati", insiste il presidente della Bce, per il quale un’altra delle "lezioni chiave" che arriva dal risultato referendario in Gran Bretagna del 23 giugno "è che l'Ue deve mantenere le sue promesse sugli obiettivi chiave dalla prospettiva dei cittadini, se vuole ristabilire la fiducia nel progetto europeo. E per combattere i diffusi sentimenti di insicurezza, inclusa quella economica, il progetto europeo ha bisogno di robuste fondamenta. Per l'area euro, ciò significa rafforzare la ripresa, preservare la stabilità finanziaria e affrontare le rimanenti vulnerabilità dell'Unione economica e monetaria".

 
 
Bisogna dunque “agire rapidamente per sistemare le banche a rischio e completare le riforme strutturali”, ha aggiunto Draghi, secondo il quale la tendenza al miglioramento dell’economia dell’Eurozona dovrebbe continuare, anche “grazie alla politica monetaria" espansiva della banca centrale.
 

La prima settimana di dicembre vedrà inoltre la Bce impegnata in una delle sue più difficili riunioni, quella di giovedì 8 dicembre a Francoforte, dove si dovrà valutare anche la possibilità di aumentare i prestiti alle banche di titoli di Stato già acquistati nel quadro del Quantitative easing così da superare il problema della scarsità di collaterale tra gli istituti di credito e facilitarne l'attività di prestito. Il presidente Draghi ha già annunciato che la Banca centrale sta valutando possibili interventi per il giusto funzionamento del piano di acquisti e un ulteriore annuncio viene previsto dalla maggior parte degli osservatori per la riunione di inizio dicembre. "Nella riunione di dicembre", ha dichiarato inoltre Draghi, "valuteremo le varie opzioni che ci permettono di preservare un grado molto sostanziale di accomodamento monetario necessario per assicurare che l'inflazione sia sotto ma vicino al 2% nel medio termine".

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