Un piccolo successo di Renzi in Europa

Non c’è solo l’aiuto di Juncker. C’è la fine del pareggio di bilancio

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Matteo Renzi con Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

Non c’è solo l’aiuto di Juncker. C’è la fine del pareggio di bilancio

Con tutti i limiti del personaggio e del ruolo, almeno sui conti pubblici Jean-Claude Juncker si sta dimostrando il miglior amico di Matteo Renzi nel club dell’Unione europea. La sua Commissione ieri ha richiamato l’Italia perché la manovra per il prossimo anno rischia di violare il Patto di stabilità, ma non ha avviato – come avrebbe politicamente potuto e legalmente dovuto – una procedura per deficit eccessivo. Non solo: l’esecutivo di Juncker ha anche concesso un nuovo sostanziale sconto sull’aggiustamento strutturale che l’Italia deve realizzare nel 2017, modificando le regole per andare incontro alle richieste di Renzi su migranti e terremoto. La flessibilità per i rifugiati non sarà più calcolata sull’incremento dei costi anno per anno, ma sulla base di quanto l’Italia ha speso in più dal 2014. Quella per il terremoto non sarà più limitata all’emergenza e alla ricostruzione delle zone colpite, ma si estenderà alle spese per la prevenzione come il piano Casa Italia e la messa in sicurezza delle scuole. Complessivamente, tra migranti e sisma, lo sconto a Renzi ammonta allo 0,33 per cento di pil contro lo 0,34 chiesto dal governo. Il problema è che, malgrado tutta la flessibilità, mancano ancora almeno 5 miliardi per evitare la procedura. Pur di non mettere in difficoltà Renzi in vista del voto sulla riforma costituzionale, Juncker ha rinviato ogni decisione al 2017, invitando discretamente il governo italiano a far adottare in Parlamento le “misure necessarie” per essere in linea con il Patto dopo… il referendum del 4 dicembre.

 

L’aiutino di Juncker a Renzi si spiega con diverse ragioni. Dopo la Brexit, la prospettiva di una vittoria del No in Italia fa tremare la zona euro, e non solo per l’ennesimo schiaffo populista all’establishment europeo. Instabilità politica, paese bloccato, fragilità bancaria, debito insostenibile: nel caso dell’Italia gli ingredienti per una crisi sistemica, in grado di far implodere l’Unione monetaria, ci sono tutti. Juncker, poi, non è un dogmatico né un austero. Semmai eccede in senso opposto, maneggiando regole e cifre con eccessiva facilità per piegarle alla ragion politica. Ma la novità più rilevante è la conversione della sua Commissione sull’austerità. L’esecutivo comunitario ieri ha adottato un rapporto sulla “Posizione fiscale” della zona euro nel suo insieme, raccomandando una politica espansiva “fino allo 0,5 per cento del prodotto interno lordo”. Tradotto in termini concreti, anche se i paesi a alto debito come l’Italia sono invitati a continuare il risanamento, è la fine del pareggio di bilancio e del Fiscal compact. E’ questo il successo che, dal suo punto di vista, Renzi dovrebbe rivendicare, più dello sconto su migranti e sisma.

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