Il pil dell'Eurozona cresce. Ma la flessione dei prezzi al consumo in Italia non è un bene

Il prodotto interno lordo nell'Ue sale dello 0,3 per cento rispetto al secondo trimestre. Per quanto riguarda l’Italia, invece, l’Istat segnala un dietrofront dell’indice dei prezzi al consumo che a ottobre torna a segnare un calo dello 0,1 per cento su base annua.
Il pil dell'Eurozona cresce. Ma la flessione dei prezzi al consumo in Italia non è un bene

Foto LaPresse

Il Prodotto interno lordo dell'Eurozona è salito, tra luglio e settembre, dello 0,3 per cento rispetto al secondo trimestre del 2016. La stima preliminare è dell’ufficio statistico europeo Eurostat, che evidenzia come gli incrementi registrati nell'area euro sono in linea con le attese del mercato. Rispetto al periodo tra luglio e settembre del 2015, il Pil è salito dell'1,6 per cento nell'Eurozona e dell'1,8 per cento nei ventotto. La stima preliminare è basata sui dati di 17 Stati membri, che rappresentano il 94 per cento del pil dell'area euro e il 91 per cento di quello dell'Ue, ma potrebbero essere rivisti con la stima aggiornata che sarà diffusa il 15 novembre.

 

Per quanto riguarda l’Italia, invece, l’Istat segnala un dietrofront dell’indice dei prezzi al consumo che a ottobre torna a segnare un calo dello 0,1 per cento su base annua. Secondo l'Istat, la flessione tendenziale dell'indice generale continua a essere determinata dai beni energetici il cui calo si accentua lievemente (meno 0,2 per cento rispetto a settembre), effetto di una più intensa flessione dei prezzi di quelli regolamentati (meno 6,0 per cento contro il meno 3,8 percento di settembre). Proprio gli energetici avevano determinato il segno più di settembre. In termini congiunturali l'inflazione a ottobre resta ferma, registrando una variazione zero. In controtendenza salgono i prezzi dei carburanti. Scende anche l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, riferite a settembre, il parametro rimane invariato rispetto al mese precedente, ma diminuisce dello 0,7 per cento in termini tendenziali.

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