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Il capitalismo vince sul senso di colpa

“Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Singapore e persino Messico  e Brasile, hanno avuto una crescita spettacolare del pil pro capite, rompendo con il loro ruolo tradizionale di paesi periferici fornitori di materie prime e di prodotti agricoli e diventando grandi esportatori di beni ad alta tecnologia", scrive il Salisbury Review
Il capitalismo vince sul senso di colpa

(foto LaPresse)

"Il più potente assalto morale all’identità europea è l’idea che la civiltà occidentale abbia raggiunto la sua grandezza sfruttando il resto del mondo”. Questa è anche una delle più grandi menzogne inflitte a milioni di studenti europei nell’ultimo mezzo secolo. Lo scrive Ricardo Duchesne, accademico e sociologo canadese. “Come possono così tanti studiosi credere che una trasformazione, la rivoluzione industriale, così dipendente unicamente dalla conoscenza scientifica, dalle istituzioni favorevoli e da una popolazione con attitudini, lungimiranza, frugalità e dedizione al lavoro, sia stata resa possibile dalla schiavitù, una caratteristica tipica in numerose società nel corso della storia, nessuna delle quali industrializzata?”. Si è anche sostenuto con intensità crescente, dal 1960 in poi, che la prosperità europea sia stata resa possibile attraverso il controllo di un ordine economico mondiale capitalistico e sistematicamente impegnato nello sfruttamento di nazioni “periferiche”.

 

“L’economia non era solo, come in Marx, la struttura che condiziona i fenomeni sovrastrutturali; era il mondo intero un ‘sistema capitalista mondiale’ secondo una singola logica di accumulazione”. I fatti stanno a dimostrare che la teoria è sbagliata: “Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Singapore e persino Messico  e Brasile, hanno avuto una crescita spettacolare del pil pro capite, rompendo con il loro ruolo tradizionale di paesi periferici fornitori di materie prime e di prodotti agricoli e diventando grandi esportatori di beni ad alta tecnologia, radio, orologi, veicoli, prodotti petroliferi, elettronica e apparecchiature di telecomunicazione, in combinazione con sostanziali miglioramenti della speranza di vita e della mortalità infantile”. La sinistra ha risposto a tutto ciò dicendo che la periferia nel suo complesso ha sperimentato un “calo assoluto” del tenore di vita nel corso degli anni Ottanta e oltre.

 

“Eppure, secondo la Banca mondiale, in un solo breve periodo 2008-2013, ad esempio, sette paesi sono usciti dal reddito medio-alto e sono entrati in una categoria di reddito più elevato; nove paesi si sono spostati dal basso reddito al reddito medio-basso, e quindici dal reddito medio-basso al reddito medio-alto”. “Dalla Seconda Guerra mondiale, con la diffusione del marxismo culturale, gli europei hanno sentito che c’era qualcosa di immorale nel loro status benestante e quindi la  domanda è stata: perché sono i paesi occidentali a essere molto più ricchi rispetto ad altri? La risposta è che lo sviluppo europeo è arrivato al costo dello sottosviluppo di altri”. Conclude Dechesne: “La questione non dovrebbe mai essere come l’Europa ha sfruttato il Terzo mondo, ma perché gli occidentali si ritengono moralmente colpevoli per la povertà di altre nazioni, quando avrebbe dovuto essere ovvio che senza la diffusione delle loro tecnologie nessuno sviluppo sarebbe stato possibile al di fuori dell’Europa”.

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