Cosa dice la lettera di Bruxelles all'Italia

La Commissione europea chiede chiarimenti sulla bozza del bilancio 2017 e nota il “divario sostanziale” rispetto agli impegni presi per la diminuzione del deficit. Il ministro Pier Carlo Padoan: "Nessuna modifica".
Cosa dice la lettera di Bruxelles all'Italia

Pier Carlo Padoan ospite di Politics (foto laPresse)

È arrivata martedì sera la lettera della Commissione europea per chiedere all'Italia chiarimenti sulla bozza del bilancio 2017. Bruxelles nota il “divario sostanziale” rispetto agli impegni presi per la diminuzione del deficit strutturale e sull'entità delle spese sostenute per gli eventi eccezionali, in particolare la crisi dei migranti e il terremoto in centro Italia. Ma Bruxelles spera di evitare lo scontro con Roma, anche in vista del referendum costituzionale del prossimo quattro dicembre. Nella lettera firmata dai commissari Ue Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici si sostiene che "un esame preliminare del documento programmatico per il bilancio 2017 suggerisce che il cambiamento programmato nel bilancio strutturale per il 2017, ricalcolato secondo la metodologia comunemente accolta, è negativo e molto al di sotto dello 0,6 per cento del Pil o oltre raccomandato dal Consiglio il 12 luglio scorso". Bruxelles chiede chiarimenti, dunque, prima di un'eventuale e non auspicata decisione di "respingere" i documenti italiani. Secondo le regole del "semestre europeo”, dopo la presentazione delle bozze, la Commissione può respingere quelle che non rispettano i parametri. 

 

La Commissione europea chiede all'Italia "ulteriori informazioni su alcuni punti" del bilancio "per valutare se l'Italia soddisfa le condizioni per le quali la flessibilità aggiuntiva è stata concessa per il 2016". In particolare, "l'Italia ha beneficiato di una flessibilità significativa secondo le regole del patto di stabilità e crescita sia nel 2015 che nel 2016. Una parte di questa flessibilità, soprattutto nell'ambito delle clausole di sugli investimenti e le riforme strutturali, è stata concessa a condizione che l'Italia facesse uso di questo per aumentare gli investimenti, progredire nell'agenda delle riforme strutturali, presentare piani credibili per realizzare gli aggiustamenti di bilancio nel 2017". Lo scorso 17 maggio, prosegue la lettera di Bruxelles, "il governo italiano si è impegnato a riprendere il percorso dell'aggiustamento degli obiettivi di medio periodo nel 2017, assicurando il pieno rispetto delle norme del braccio preventivo” del Patto di stabilità e crescita. 

 

Il ministro Pier Carlo Padoan, ospite della trasmissione Politics in onda su Raitre, ha spiegato che la lettera di richiesta di chiarimenti della Commissione europea "è assolutamente normale per noi come per molti Paesi che l'hanno ricevuta" ma aggiunge che la manovra "sarà mantenuta". Il testo si concentra su alcuni punti della manovra: "Le spese per il terremoto e per la pressione dei migranti" che sono "gli aspetti centrali" del documento, ha osservato il ministro. "Le spese per terremoto e migranti - ha spiegato - non sono solo italiane ma europee e sono il motivo principale per cui il deficit nel 2017 sarà al 2,3 percento. Se non ci fossero state sarebbe a meno del 2 per cento. Le spese del terremoto sono assolutamente monitorate". Per quanto riguarda la questione migranti, Padoan ha ricordato che l'Italia spende soldi propri "per difendere i confini dell'Europa". In un'intervista al Corriere della Sera anche Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha sottolineato che  nella manovra 2017 "non c' è nulla da cambiare" e "sarà facile dimostrare come abbiamo proseguito nel percorso di riforme strutturali e stiamo realizzando gli investimenti previsti dalla clausola. Piuttosto l'Italia è il paese che più rispetta le regole europee. Chiederemo che anche gli altri facciano lo stesso, a  partire dalla Germania". La Commissione ha inviato lettere di richieste di chiarimento sui bilanci programmatici per il 2017 a sette paesi. Oltre all'Italia, la riceveranno il Belgio, Cipro, la Spagna, la Finlandia, la Lituania e il Portogallo, che ora hanno due giorni per comunicare i propri punti di vista sui rilievi.

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