Rallentano le assunzioni a tempo indeterminato dopo la fiammata del Jobs Act

La defiscalizzazione delle nuove assunzioni non può essere il paradigma, servono più produttività e investimenti.
Rallentano le assunzioni a tempo indeterminato dopo la fiammata del Jobs Act

foto LaPresse

I datori di lavoro privati hanno assunto tra gennaio e agosto 2016 3.782.000 persone, secondo i dati forniti dall'Osservatorio Inps, segnando una riduzione di 351.000 unità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, una variazione del meno 8,5 per cento. Ma al di là dei numeri, che indicano un arresto delle assunzioni è proprio l'istituto di previdenza a dare la chiave di lettura dei dati forniti: "Come già segnalato nell'ambito dei precedenti aggiornamenti dell'Osservatorio, il calo va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell'abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni".

 

E così se "nei primi otto mesi del 2016  nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni (i licenziamenti per giusta causa sono aumentati del 28,3 per cento negli ultimi otto mesi), pari a più 703.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2015 (più 813.000)", questo dato è in ogni caso "superiore a quello registrato nei primi otto mesi del 2014 (più 540.000)", quindi a cavallo dell'approvazione del Jobs Act (marzo 2014). Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) ad agosto 2016 risulta positivo e pari a più 514.000, compresi i rapporti stagionali. Il risultato positivo, dice l'Inps "è interamente imputabile al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo indeterminato, il cui saldo annualizzato ad agosto 2016 è pari a più 518.000".

 

A settembre Marco Valerio Lo Prete e Stefano Basilico, analizzando il caso inglese, avevano evidenziato che il mercato del lavoro si rivitalizza non solo con la defiscalizzare delle nuove assunzioni, ma per creare occupazione "si deve puntate su più produttività, più capitalismo e meno escamotage assistenzialisti": "Il Regno Unito da solo ha creato quasi due milioni di posti di lavoro netti tra 2013 e 2016. E a Juncker dispiacendo, nel paese di Sua Maestà si è sfoggiato meno il 'pilastro dei diritti sociali' e più la tigna sviluppista. Con appelli a 'lavorare di più' che in Italia qualcuno giudicherebbe sconvenienti".

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