Su individualismo sfrenato e welfare demonizzato, quanti pregiudizi sui liberali

Un libro intervista al filosofo Dario Antiseri, intitolato “Le ragioni della libertà nei protagonisti della ‘Grande Vienna’”, aiuta a sfatare alcuni miti cavalcati dagli oppositori del liberalismo. Basta leggere cosa scriveva Friedrich von Hayek sulle relazioni tra gli individui e sui compiti dello stato a fronte della distruzione creatrice generata dal mercato
Su individualismo sfrenato e welfare demonizzato, quanti pregiudizi sui liberali

Oggi, come ogni lunedì, è andata in onda "Oikonomia", la mia rubrica settimanale su Radio Radicale. Qui potete trovare l'audio, di seguito invece il testo con i link.

 

La casa editrice Rubbettino ha appena pubblicato un agile libro di 125 pagine che aiuta a fare chiarezza su alcuni dei principali pregiudizi che circondano ancora oggi la teoria liberale. Si tratta di un libro intervista al filosofo Dario Antiseri, intitolato “Le ragioni della libertà nei protagonisti della ‘Grande Vienna’”. La Vienna cui si riferisce il titolo è quella pre-neopositivistica che va all’incirca dal 1870 al 1930. E’ in quella sede che vennero alla luce vibranti critiche nei confronti della concezione politica di Platone e rispetto al più recente marxismo, cui si ispirarono liberali come Friedrich von Hayek (nato a Vienna nel 1899) e Karl Popper (nato sempre nella stessa città nel 1902).

 

Dalla lettura di questa godibile intervista al professor Antiseri si evince per esempio come sia spesso caricaturale l’individualismo sfrenato e inconcludente che viene attribuito ai pensatori liberali. Antiseri parla di “totale infondatezza di quell’equivoco tanto diffuso stando al quale l’individualismo postulerebbe come suo fondamento l’esistenza di individui isolati, piuttosto che partire da uomini in relazione con altri uomini”. La realtà è, però, ben diversa, visto che la tesi di fondo del vero individualismo è che, come scriveva Hayek, “non vi è nessun’altra via per comprendere i fenomeni sociali se non attraverso la comprensione delle azioni individuali dirette verso altre persone e guidate dal comportamento che da esse ci si aspetta”. Secondo Antiseri, inoltre, “il vero individualismo sostiene che le istituzioni sulle quali si basano le conquiste umane nascono dagli effetti combinati delle azioni individuali ‘senza una mente che le progetti e le diriga’. In altri termini, afferma Hayek, ‘la collaborazione spontanea di uomini liberi crea spesso cose che sono più grandi di quanto le loro menti individuali avrebbero mai potuto pienamente comprendere’. E questo è, appunto, ‘il grande tema di Josiah Tucker e Adam Smith, di Adam Ferguson e Edmund Burke, la grande scoperta dell’economia politica classica, la quale è diventata – concludeva l’economista e filosofo austriaco – la base della nostre comprensione non solo della vita economica ma pure della stragrande maggioranza dei fenomeni sociali”.

 

Sempre alcune riflessioni di Hayek citate da Antiseri nel suo ultimo libro-intervista smentiscono un altro luogo comune, quello secondo il quale il liberalismo sarebbe per definizione allergico alla solidarietà e dunque pregiudizialmente avverso a ogni forma di welfare. Il vituperato Hayek, nella sua opera “Legge, legislazione e libertà”, scritta tra il 1973 e il 1979, scrive: “Lungi dal propugnare ‘uno stato minimo’, riteniamo indispensabile che in una società avanzata il governo debba usare il proprio potere di raccogliere fondi per le imposte per offrire una serie di servizi che per varie ragioni non possono essere forniti – o non possono esserlo in modo adeguato – dal mercato”. In tal modo, afferma Hayek, molte delle comodità capaci di rendere tollerabile la vita in una città moderna vengono fornite dal settore pubblico: “La maggior parte delle strade, la fissazione degli indici di misura, e molti altri tipi di informazione che vanno dai registri catastali, mappe e statistiche, ai controlli di qualità di alcuni beni e servizi”. Oltre poi a far rispettare la legge e a difendere gli abitanti dai nemici esterni, lo Stato “può occuparsi delle calamità naturali quali uragani, alluvioni, terremoti, epidemie e così via, e realizzare misure atte a prevenire o rimediare ad essi”, perciò è ovvio “che il governo controlli dei mezzi materiali e sia sostanzialmente libero di usarli a propria discrezione”.

 

Secondo Hayek, “vi è ancora tutta un’altra classe di rischi rispetto ai quali è stata riconosciuta solo recentemente la necessità di azioni governative, dovuta al fatto che, come risultato della dissoluzione dei legami della comunità locale e degli sviluppi di una società aperta e mobile, un numero crescente di persone non è più strettamente legato a gruppi particolari su cui contare in caso di disgrazia. Si tratta del problema di chi, per varie ragioni, non può guadagnarsi da vivere in un’economia di mercato, quali malati, vecchi, handicappati fisici e mentali, vedove e orfani – cioè coloro che soffrono condizioni avverse, le quali possono colpire chiunque e contro cui molti non sono in grado di premunirsi da soli, ma che una società la quale abbia raggiunto un certo livello di benessere può permettersi di aiutare”. Come sintetizza Antiseri, “una società che abbia abbracciato la ‘logica di mercato’ può permettersi il conseguimento di fini umanitari perché è ricca; e può farlo tramite operazioni fuori mercato e non con manovre che siano correzioni del mercato medesimo”. Ecco la ragione, illustrata da Hayek stesso, per cui una società ricca addirittura deve fare ciò: “Assicurare un reddito minimo a tutti, o un livello sotto cui nessuno scenda quando non può più provvedere a se stesso, non soltanto è una protezione assolutamente legittima contro rischi comuni a tutti, ma è un compito necessario della Grande Società in cui l’individuo non può rivalersi sui membri del piccolo gruppo specifico in cui era nato”. E in realtà, ribadisce Hayek, “un sistema che invoglia a lasciare la relativa sicurezza goduta appartenendo a un gruppo ristretto, probabilmente produrrà forti scontenti e reazioni violente, quando coloro che ne hanno goduto prima i benefici si trovino, senza propria colpa, privi di aiuti, perché non hanno più la capacità di guadagnarsi da vivere”. Così parlava il pericoloso capostipite dei liberisti odierni, Friedrich von Hayek. E’ il momento di passare dalle caricature alle letture.

 

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