Per il Fmi il Patto di Stabilità va allentato per garantire l'accoglienza dei migranti

Per gli economisti del Fondo monetario internazionale l'Ue deve garantire maggiore flessibilità di bilancio di fronte all'afflusso record di immigrati
Per il Fmi il Patto di Stabilità va allentato per garantire l'accoglienza dei migranti

Un gruppo di migranti del campo profughi di Idomeni (foto LaPresse)

Il Fondo monetario internazionale bacchetta la rigidità del Patto di Stabilità e Crescita dell'Unione europea di fronte alla sfida epocale dell'immigrazione. Secondo il Fmi il patto "dovrebbe consentire un marginale allentamento dei target di bilancio per contemplare i costi dei rifugiati nel breve termine". Nei capitoli analitici del World Economic Outlook, il Fmi accoglie le richieste di paesi come l'Italia e la Grecia, diventati una sorta di hotspot, e che chiedono deroghe per i bilanci nazionali per sostenere le spese necessarie all'accoglienza dei migranti. Il Fmi sottolinea come nell'Unione europea si sia recentemente riversato un numero di rifugiati "senza precedenti", con circa 1,25 milioni di richieste di asilo alla fine del 2015. Cifre che hanno continuato ad aumentare anche nel 2016 sebbene a un regime ridotto. Il flusso complessivo di nuovi rifugiati è schizzato a quota 4,5 milioni negli anni 2014-2015, pari quasi alla metà del totale dei migranti. La gran parte sono arrivati in Giordania, Libano e Turchia che ne hanno accolti circa 2,2 milioni nel periodo considerato. Nel 2015, la metà dei rifugiati era rappresentata da minori di 18 anni.

 

Dal 1990 al 2015 la quota di migranti dalle economie emergenti verso quelle avanzate è raddoppiata dal 5 per al 10 per cento, seppure con differenze tra i diversi paesi. In Finlandia, ad esempio, gli immigrati rappresentano il 5 per cento della popolazione totale mentre in Australia sono il 30 per cento. "Il trend in aumento delle migrazioni", si rimarca nel rapporto, sta diventando una "questione pressante", aggravata dalla crisi dei rifugiati provenienti dal medio oriente e dall'Africa del nord.

 

"I flussi di rifugiati, guidati da fattori geopolitici, guerre e confitti, si è impennato negli ultimi due anni e non accenna a fermarsi, con oltre mezzo milione di richieste di asilo durante la prima metà del 2016", segnalano gli economisti di Washington. Alla fine del 2015 il numero dei rifugiati è salito a 16 milioni e sebbene rappresenti solo una piccola quota rispetto al totale dei migranti, ha ripercussioni significative soprattutto in contesti economici di bassa crescita e alte disuguaglianze, alimentando l'ansia da globalizzazione come ha dimostrato il recente referendum sulla Brexit. "Le migrazioni possono esacerbare tensioni sociali e creare contraccolpi nei paesi di accoglienza ma le passate esperienze - osserva l'Fmi - suggeriscono che queste possono comportare guadagni in termini di crescita, produttività e sollievo rispetto all'invecchiamento della popolazione". A differenza dei rifugiati, tra i quali il numero dei bambini è molto elevato, gli immigrati sono generalmente persone in età lavorativa, con oltre il 70 per cento tra i 20 e il 64 anni. "Rappresentano infatti - si legge nel rapporto - una quota significativa della forza lavoro in molte economie avanzate". Ma se l'impatto degli immigrati sulla crescita e sulle finanze pubbliche può risultare positivo "nel lungo periodo", nel breve termine comporta costi di bilancio, soprattutto nel caso dei rifugiati. "La velocità dell'integrazione è cruciale", avverte l'Fmi sollecitando procedure più spedite per richieste di asilo in modo tale da facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro e limitare i costi dell'accoglienza.

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