La società dei Megabit è finita, è arrivato il momento di dar spazio alla società dei Gigabit. Così

Su cosa deve puntare il nostro paese per diventare più competitivo sulla politica industriale, l’innovazione, il fisco e gli investimenti? Girotondo di idee. Con proposte concrete.
La società dei Megabit è finita, è arrivato il momento di dar spazio alla società dei Gigabit. Così

foto Senado Federal via Flickr

Da venerdì pomeriggio a domenica, pubblicheremo tutto il girotondo di idee - che trovate nel Foglio in edicola - con le proposte per una nuova agenda per l'Italia, che la rendano competitiva in tema di politiche industriali, innovazione, fisco e investimenti.


 

Una società dove cittadini, imprese, e pubblica amministrazione avranno accesso ubiquo e immediato a tutti i servizi, contenuti e applicazioni, grazie a connessioni dati superiori a 1 Gigabit di velocità al secondo. Questa è una priorità concreta per innovare l’Italia. Noi crediamo che la società dei Megabit stia volgendo al termine, per fare spazio alla società dei Gigabit. E questo potrà avvenire solo con reti in banda ultralarga, pienamente simmetriche in grado di soddisfare i nuovi bisogni di imprese e famiglie: la fibra alla casa del cliente (FttH) e il 5G. Parliamo di un futuro prossimo che riguarderà l’intera società e che la trasformerà molto velocemente, poiché i fenomeni nel mondo digitale sono scalabili ed esponenziali.


Negli anni 60 le autostrade sono state l’acceleratore di una economia totalmente materiale. Oggi che l’economia si è molto dematerializzata, è fondamentale avere l’equivalente di quelle autostrade per la società digitale: le reti in banda ultralarga. E’ stato calcolato che per ogni 10 punti addizionali di penetrazione della banda larga si ha una crescita di un punto di pil. Un caso emblematico è quello della Svezia, dove alcune città hanno finanziato le proprie reti in banda ultralarga, portando la fibra fino alla case e alle imprese. Proprio in quelle città dove sono state realizzate reti in “Fiber to the Home”, c’è stata una crescita addizionale di pil che non si è verificata altrove. La disponibilità di infrastrutture in banda ultralarga produce pil addizionale perché abilita le imprese e la Pa a ripensare il proprio modo di fare business, lo rende migliore, più competitivo e molto più efficiente. E in virtù di questo, le imprese riescono a liberare risorse per fare nuovi investimenti da destinare soprattutto a rimodellare la propria relazione con i clienti. Renderla più stabile e solida.


Sulla digitalizzazione delle imprese, soprattutto delle Pmi, che sono il cuore dell’imprenditoria italiana, c’è ancora ampio spazio di crescita. In Italia solo il 43 per cento delle imprese più piccole utilizza un sito web per le proprie attività, e solo l’8 per cento il cloud. Anche la pubblica amministrazione, grazie al digitale, può fare innovazione trasformando la città, coinvolgendo il cittadino così come fanno le imprese con i propri clienti. I benefici dell’adozione di soluzioni Smart Cities si misurano in termini di risparmio sia sulla spesa corrente che nel miglioramento della qualità dell’interazione con il cittadino, e del tempo a disposizione per la sua vita sociale. E’ stato calcolato che per un comune di circa un milione di abitanti, come Torino o Napoli, l’adozione di soluzioni smart consentirebbe un risparmio di 15 milioni di euro l’anno. Ad esempio soluzioni per favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile nelle città, attraverso la gestione più efficiente dei mezzi pubblici e del traffico, servizi di info mobilità avanzati e soluzioni per le “connected car”, nonché ottimizzazione della illuminazione pubblica con il telecontrollo dei lampioni.


Oggi due nuovi elementi possono accelerare l’evoluzione dell’Italia verso la società dei Gigabit. Da una parte il Piano nazionale della Banda ultralarga del governo con la scelta di portare la fibra nelle aree cosiddette a fallimento di mercato. Dall’altra il piano Enel – con cui Vodafone ha siglato una partnership – per portare la fibra fino alle case dei cittadini in 250 città, che per la prima volta apre la competizione sulla rete di accesso e la strada a nuovi servizi evoluti.


Aldo Bisio, amministratore delegato Vodafone Italia

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