Come si può fare dell’Italia l’eccellenza europea nell’innovazione tecnologica e digitale

Su cosa deve puntare il nostro paese per diventare più competitivo sulla politica industriale, l’innovazione, il fisco e gli investimenti? Girotondo di idee. Con proposte concrete.
 Come si può fare dell’Italia l’eccellenza europea nell’innovazione tecnologica e digitale

Da venerdì pomeriggio a domenica, pubblicheremo tutto il girotondo di idee - che trovate nel Foglio in edicola - con le proposte per una nuova agenda per l'Italia, che la rendano competitiva in tema di politiche industriali, innovazione, fisco e investimenti.

 


 

Più meritocrazia, concorrenza e distretti tecnologici per vincere la sfida della produttività, sulla quale l’Italia da anni perde drasticamente terreno rispetto a tutte le principali economie concorrenti. Senza ripresa significativa della produttività non ci potranno essere ripresa economica e benessere. A sua volta, la principale determinante della bassa produttività e del calo economico è da ricercare nella scarsa meritocrazia. Occorre perciò puntare prioritariamente su riforme che da un lato stimolino la produttività e dall’altro rimuovano gli ostacoli e le rendite di posizione che la comprimono, contrastando gli interessi corporativi che spesso hanno avuto la meglio nelle decisioni della politica. Far partecipare e mettere in eguali condizioni più soggetti e fare emergere concorrenza, merito e innovazione consentirebbe di creare benessere e lavoro, soprattutto per i giovani.

 

Concorrenza e meritocrazia devono essere affermate sia per le persone che per le imprese: dalla scuola al lavoro dipendente (in primis quello pubblico) alle professioni; dall’industria ai servizi. Per rimuovere gli ostacoli il governo ha già preso provvedimenti importanti: su tutti il Jobs Act e la riforma della Pubblica amministrazione. Ma sono ora molto rilevanti le azioni da fare per favorire la concorrenza in settori che ne hanno poca o ne sono completamente privi: trasporto pubblico, libere professioni, farmacie, assicurazioni, energia e altro. Occorre avere finalmente il coraggio di superare le resistenze delle lobbies per anteporvi gli interessi dei cittadini. Per questo il disegno di legge Concorrenza, da tempo in Parlamento rappresenta un’occasione da non perdere. Per inciso: due anni di ping-pong tra Camera e Senato della legge sono un esempio, tra molti, dell’urgenza di mettere fine al bicameralismo perfetto, che è uno degli obiettivi della riforma costituzionale oggetto del referendum. Un altro suo obiettivo è l’abolizione dei veti di regioni ed enti locali per esempio in fatto di infrastrutture strategiche. Il sindaco di Melendugno che blocca il gasdotto Tap, che ha a monte investimenti per 40 miliardi di euro, è un esempio neppure isolato.

 

Per la seconda priorità, le riforme in grado di stimolare la meritocrazia, occorre invece puntare con decisione sull’enorme potenziale della rivoluzione digitale, particolarmente nei servizi. Tutti i servizi ne sono stati sconvolti e trasformati: per primi media, musica, viaggi turismo, telefonia, grande distribuzione. Ma ora e sempre più in futuro anche trasporti, salute, assicurazioni, banche energia. Servono certamente nuove infrastrutture (fibra a banda larga) e nuovi standard (agenda digitale) che aumentino la digitalizzazione della nostra economia, in questo 25ma su 28 paesi europei. Ma soprattutto occorre sviluppare filiere e distretti di ricerca/università/start?up/impresa che valorizzino i nostri “meriti latenti”, concentrandosi sui settori a maggior prospettiva di sviluppo quali il software, le bio e nanotecnologie, il design, la cultura, l’arte, il benessere, o il cibo. Come è stato fatto negli ultimi anni con grande successo per la moda a Milano.

 

L’obiettivo è fare dell’Italia l’eccellenza europea nel terziario ad alto valore di innovazione tecnologica e digitale. Quello che sono oggi Israele e la California, coi quali condividiamo, oltre al buon clima, anche una buona dotazione di talento e dinamismo imprenditoriale, ma rispetto ai quali abbiamo alcune differenze che potrebbero rivelarsi vantaggiose per il nostro sviluppo: un ambiente più attraente, sicuro e interconnesso rispetto a Israele, una maggior disponibilità di lavoro qualificato a prezzi competitivi rispetto alla California. Anche Sorgenia è pronta a fare la sua parte, avendo puntato fin dalla nascita proprio sul fatto che si possa sviluppare in Italia un mercato dell’energia veramente libero e contenibile, e più recentemente avendo scelto per prima in Italia di sviluppare in modalità “full digital” offerte innovative e vantaggiose per i consumatori.

 

Gianfilippo Mancini è ad del gruppo Sorgenia

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