Soluzioni per un’economia in stallo

La performance dell’economia italiana nel secondo trimestre di quest’anno è stata inferiore alle attese, configurando uno stallo della ripresa. Secondo l’Istat il tasso di crescita del pil è rimasto invariato tra I e II trimestre.
Soluzioni per un’economia in stallo

La performance dell’economia italiana nel secondo trimestre di quest’anno è stata inferiore alle attese, configurando uno stallo della ripresa. Secondo l’Istat il tasso di crescita del pil è rimasto invariato tra I e II trimestre. E a confronto con il risultato dello stesso periodo del 2015 il miglioramento (più 0,8 per cento) c’è ma non è esaltante. Inoltre, a sorpresa, la spesa per i consumi è rimasta invariata tra I e II trimestre e ciò – insieme al rallentamento dell’attività industriale – porta a ritenere che se nei prossimi mesi il sostegno alla ripresa derivante dai consumi dovesse indebolirsi ancora l’Italia tornerà di nuovo con un segno meno (anche se il boom di turismo registrato questa estate potrebbe aiutare a correggere la rotta del pil) . Molti attori economici dovrebbero attivarsi per evitarlo. Il governo, ovvio, ma accanto a esso anche tutti i sindacati: imprenditori e lavoratori. Le tre confederazioni Cgil, Cisl e Uil e Confindustria hanno appena firmato un documento congiunto per mettere a fattore comune i fondi interprofessionali al fine di attivare meccanismi di formazione e ricollocazione dei lavoratori di aziende in crisi.

 

Non è epico ma segnala una novità: i sindacati riconsiderano il loro massimo obiettivo (mantenere i lavoratori all’interno di imprese decotte attraverso gli ammortizzatori sociali) e aprono alle politiche attive; gli imprenditori abbandonano gli istinti egoistici e permettono che i dipendenti si ricollochino in aziende concorrenti. Tuttavia, per dare prova di responsabilità, imprese e sindacati dovrebbero sbloccare la lunga trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici con l’ottica di spostare la gestione del salario a livello aziendale. Se non ci riusciranno perderanno credibità e, insieme, le chance di un recupero dell’economia si ridurrebbero ancora.

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