Fallire per innovare

Un buon imprenditore è chi impara dai propri errori. A Roma, lezione anti assistenzialista di Mark Zuckerberg, il fondatore e ceo di Facebook
Fallire per innovare

Mark Zuckerberg fa jogging a Roma davanti al Colosseo

Roma. “Quella di Enea è la prima grande storia imprenditoriale. C’è la missione, c’è la squadra, c’è la perseveranza, tutti gli elementi essenziali per fondare qualcosa di grande e durevole”. Mark Zuckerberg, il fondatore e ceo di Facebook, nell’incontro con gli studenti della Luiss usa il percorso di Enea, dalla distruzione di Troia alla fondazione di Roma, per spiegare cos’è l’imprenditorialità. E cita a memoria un verso virgiliano del primo libro dell’Eneide: “Forsan et haec olim meminisse iuvabit”, forse un giorno proveremo piacere nel ricordarci anche di queste cose. Enea deve lasciare la propria patria, affronta diverse peripezie, è vittima di un naufragio, ma va avanti nonostante le difficoltà e arriva a fondare Roma, una delle città più importanti del mondo: “E’ una importante storia di imprenditoria: Enea ha una missione – dice Zuckerberg –  non è lì per se stesso, ma per costruire qualcosa più grande di lui, una città per il suo popolo. E non lo farà da solo, avrà a fianco una squadra e anche alcune divinità dalla sua parte”.

 

In diversi punti del suo intervento Zuckerberg ricorda la sua passione per l’antica Roma (“Ho studiato storia romana e latino. Non sono bravo con le lingue, ho provato a studiarne sette ma non sono bravo con la pronuncia, il vantaggio del latino è che non devi usarlo per parlare”, dice ironicamente), ma nelle risposte alle domande degli studenti universitari ci sono anche dei suggerimenti e delle lezioni, probabilmente involontarie, importanti per la Roma e l’Italia attuali. Perché a fianco all’importanza della tenacia e dell’ostinazione, il giovane miliardario americano, ha sottolineato più volte l’importanza di imparare velocemente, soprattutto dai propri fallimenti e dai propri errori. “Nessuno inizia sapendo già tutto, la cosa migliore che si può fare è imparare il prima possibile e il più possibile, perché non verremo giudicati dai nostri fallimenti ma dai cambiamenti che portiamo nel mondo”. Zuckerberg, stile casual come sempre, fa l’esempio di Albert Einstein, che è ricordato per aver cambiato il modo di pensare l’universo e non per i tanti errori in cui è incappato nella sua vita. Ma all’opposto vengono in mente storie italiane come la Roma attuale, non quella dell’Eneide, da decenni sull’orlo del default eppure incapace di riformarsi, dove il cambiamento fa più paura del fallimento. O come l’Italia colpita dai terremoti, prontissima a reagire alle catastrofi, ma incapace di prevenirle e di imparare dai propri errori. E proprio alle vittime del sisma sono andate la solidarietà (500 mila euro donati alla Croce Rossa) e gli elogi di Zuckerberg: “Ho visto la combattività degli italiani, siete un esempio per il mondo”.

 

Del terremoto in centro Italia e dell’importanza della tecnologia Zuckerberg aveva parlato con il premier Matteo Renzi prima di incontrare gli studenti, ma sono temi su cui è ritornato alla Luiss, segnalando l’importanza anche in queste vicende drammatiche di piattaforme tecnologiche. Più delle somme donate in beneficenza alla Croce Rossa, il ceo del colosso di Menlo Park ha sottolineato il ruolo del “safety check” di Facebook nel permettere di comunicare la cosa più importante che si vuole dire e sapere dopo un disastro, essere al sicuro. “Il successo non si misura dalla condivisione delle foto, ma da quanto la nostra community può aiutare in caso di disastri naturali, come il terremoto”. Zuckerberg ha definito i disastri e le tragedie come gli attacchi terroristici in cui è stato già utilizzato il safety check “un momento di verità” per Facebook, una funzione che verrà ampliata ulteriormente in altre situazioni difficili, in cui è utile condividere informazioni.

 

In mattinata, prima di incontrare il presidente del Consiglio, Zuckerberg è stato ricevuto da Papa Francesco e, come ha riportato la Sala stampa vaticana, i due hanno discusso di “come usare le tecnologie di comunicazione per alleviare la povertà, incoraggiare una cultura dell’incontro, e fare arrivare un messaggio di speranza, specialmente alle persone più disagiate”. Il boss di Facebook torna sul tema parlando con gli studenti e anche nel caso dell’aiuto ai paesi in via di sviluppo non parla di fondi e soldi da distribuire, ma di soluzioni tecnologiche per permettere l’accesso a internet alla metà della popolazione mondiale che è disconnessa: “Internet non è importante solo per parlare con gli amici e la famiglia, ma è importantissima per diffondere istruzione e conoscenza, internet fa uscire persone dalla povertà e crea nuovi posti di lavoro”. Uno dei progetti più importanti per la diffusione di internet della Chan Zuckerberg Initiative, la società di beneficenza fondata con la moglie Priscilla Chan, è il drone solare Aquila, donato anche a Papa Francesco, che volando sui villaggi sarà in grado di portare la connessione nei posti più lontani dalle infrastrutture. L’altro problema da risolvere è quello di rendere la connessione meno costosa laddove c’è l’accesso, ad esempio riducendo il consumo dei dati da parte delle applicazioni (Facebook ora usa un decimo dei dati rispetto a prima). Insomma la filantropia di Zuckerberg non è tanto l’elargizione di denaro, ma la diffusione di piattaforme e di strumenti che permettano dal basso l’apprendimento, lo sviluppo e la crescita materiale. Il fondatore di Facebook non svela i segreti per avere successo, ma offre un metodo ceh potrebbe servire anche all’Italia: avere una missione, un gruppo affiatato e un’organizzazione basata sull’apprendimento per essere veloci a imparare, perché “l’innovazione viene dappertutto”, anche dai propri fallimenti.

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