Giochi d’azzardo con le banche

L’indovinello degli stress test (sono interessate 51 banche dell’Unione europea più la Norvegia) e il nascondino su Mps non giovano. Gli analisti cercano indizi sul responso di quei guastafeste della European banking authority (Eba) che coordinano la simulazione.
Giochi d’azzardo con le banche

Foto LaPresse

Venerdì mattina i regolatori europei comunicheranno i risultati di stress test coi quali si vuol determinare se l’industria bancaria continentale può reggere a condizioni avverse, anche di grave e prolungata recessione. Sono interessate 51 banche dell’Unione europea più la Norvegia. Gli analisti cercano indizi sul responso di quei guastafeste della European banking authority (Eba) che coordinano la simulazione. Il mercato considera l’esercizio insidioso per l’Italia, le cui banche sono state bersagliate dalle vendite post Brexit spingendo il governo Renzi a invocare la possibilità di produrre il terzo aiuto statale al Monte dei Paschi di Siena dal 2009; stavolta in una forma assai discussa dai media ma ancora incomprensibile in concreto. Gli stress test restituiranno tracce di fumo: non ci saranno banche promosse o bocciate, non si sveleranno le vere debolezze del credito europeo – DeutscheBank, ingofata di derivati e bocciata dalla Fed per incuria nel la gestione dei rischi, non sarà bacchettata –, e non scaturiranno obblighi di aumenti di capitale. I mercati, già ipercinetici, coglieranno l’occasione per agitarsi un po’.

 

C’è però chi ha fatto i conti. L’Università di Losanna, usando il modello della New York University, ha fatto simulazioni su 100 istituzioni finanziarie europee, assicurazioni e fondi immobiliari compresi, prevedendo una carenza di capitale per 1.200 miliardi di euro in caso di crisi. L’Eba non potrà essere sincera come i ricercatori svizzeri e tanto meno giungeranno pubbliche ammende dalle autorità europee per non avere costretto le banche a irrobustirsi tempo fa anziché distribuire dividendi o riacquistare azioni proprie. Per orientarsi, la realtà è abbastanza critica da indurre a privilegiare le prospettive reali a test virtuali, paragonabili a indovinelli senza risposte. L’Italia resta sotto scrutinio. La società di ricerche Epfr dice che i fondi esteri che investono in azioni italiane hanno ritirato 3,7 miliardi di  euro da inizio anno. Il mercato azionario milanese è il più sbattuto d’Europa con l’industria del credito a guidare la macabra danza. Per settimane il governo ha confusamente ipotizzato un soccorso statale per Mps ma ora arretra: dopo l’agognato avallo di Commissione Ue e Banca centrale europea a esercitare l’eccezione al bail-in che permette ricapitalizzazioni preventive via fondi pubblici in situazioni critiche, vorrebbe ora tentare una “soluzione tutta di mercato”, riferiva ieri il Messaggero citando fonti governative e di Bankitalia. Alla luce di ciò, è probabile che le condizionalità richieste in cambio di deroghe al bail-in non piacciano o che sacrificare la flessibilità di bilancio per aiutare Mps, ieri crollata in Borsa, non sia ritenuto congruo. Non è però il momento migliore per giocare a nascondino. Si rischia di essere tanati.

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