Il bail-in è politicamente tossico

Per comprendere la scelta esistenziale che ha di fronte il governo di Matteo Renzi sulle banche, basta dare un’occhiata a quel che accade in Slovenia, dove il bail-in sulle obbligazioni subordinate sta mettendo in crisi il paese.
Il bail-in è politicamente tossico

Conferenza della Bce con Mario Draghi (foto LaPresse)

Per comprendere la scelta esistenziale che ha di fronte il governo di Matteo Renzi sulle banche, basta dare un’occhiata a quel che accade in Slovenia, dove il bail-in sulle obbligazioni subordinate sta mettendo in crisi il paese. Il ministro delle Finanze, Dusan Mramor, è stato costretto a dare le dimissioni per aver criticato la magistratura, dopo una perquisizione senza precedenti nella sede della Banca centrale in un’indagine legata ai salvataggi bancari di fine 2013. Anche Mario Draghi si è scagliato contro giudici e polizia sloveni, che si sono portati via il computer del governatore Bostjan Jazbec: “Il sequestro di informazioni detenute dalla Banca centrale europea o appartenenti alla Banca centrale, ovunque si trovino, che siano classificate segrete o no, è in contraddizione con il protocollo sui privilegi e le immunità dell’Ue”. Ma la magistratura va avanti, convinta delle ragioni dei risparmiatori di Nova Ljubljanska Banka, che hanno perso 257 milioni in titoli subordinati e denunciano un complotto a favore di banche e governo.

 

In realtà, la Slovenia dimostra il successo economico del bail-in. Nel 2013, a causa della crisi del sistema bancario, era sull’orlo del default, pronta a chiedere aiuto al Fondo salva-stati (Esm). Pur di evitare la Troika, Lubiana ha preferito ristrutturare le banche con le modalità previste dalle regole europee: ricapitalizzazione preventiva con intervento pubblico, ma con la “condivisione degli oneri” per azionisti e obbligazionisti junior, come imposto dalle norme dell’Unione europea sugli aiuti di stato. Il governo ci ha messo 3 miliardi, gli investitori ci hanno rimesso 588 milioni, il 50 per cento del settore è stato ristrutturato, i crediti deteriorati sono passati dal 13,4 all’8 per cento e le banche sono tornate a fare profitti. Lo stesso è accaduto in Spagna, dove il bail-in ha portato via 13,65 miliardi agli investitori tra le rivolte dei piccoli risparmiatori. In nessun caso c’è stata la corsa agli sportelli. All’Italia la Commissione ha offerto un compromesso migliore che a Spagna e Slovenia: compensare i piccoli risparmiatori, anche se solo in parte ed ex post. Per quanto politicamente tossico, il bail-in è il miglior modo per non far pagare tutto il conto ai contribuenti e salvare il settore bancario invece di banche e banchieri fallimentari.

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