Le banche italiane terremotano l’asse Roma-Bruxelles

Sofferenza in banca, tra precedente Tercas e disfida sotterranea a Bruxelles. Tra minacce di bypassare il bail-in e spettro del commissariamento soft, cosa chiede davvero Renzi.
Le banche italiane terremotano l’asse Roma-Bruxelles

Matteo Renzi e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

Roma. Si dice che quando il gioco si fa duro i duri entrano in gioco. Ma nello scontro sempre più aspro tra Bruxelles e Roma sugli aiuti alle banche i duri entrano ed escono di scena secondo la diplomazia delle opportunità. Ieri il premier Matteo Renzi ha smentito il Financial Times, che gli aveva attribuito la determinazione a sfidare la Commissione e a iniettare miliardi di euro nel sistema bancario nazionale in barba agli avvertimenti di Bruxelles e di Berlino. “Sulle banche è noto che Matteo Renzi è per soluzioni di mercato all’interno delle regole europee”, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi. Passi di danza su una lama di rasoio, direbbero i cultori del brivido. Come spiegava sempre ieri Simon Nixon su un altro quotidiano anglosassone, il Wall Street Journal,  le vittime principali della Brexit per ora sono le banche italiane il cui problema “da serio è diventato più che serio”.

 

L’analisi del Wsj è spietata: a causa della mole di crediti inesigibili gli istituti italiani hanno assoluto bisogno di 40 miliardi di euro, ma la debole ripresa economica e la Brexit rischiano di ampliare il “buco”. Il credito, sul quale ieri si è appuntata anche una preoccupatissima analisi dell’agenzia Fitch, è il problema dei problemi dell’economia nazionale. In questo clima surriscaldato è dunque assai probabile che la smentita di Renzi sia dettata da ragioni di opportunità e che Palazzo Chigi  abbia agitato e agiti a scopo deterrente l’arma delle decisioni unilaterali, una mossa che equivarrebbe a uno choc per il giovane sistema delle regole bancarie europeo, scrive il Ft. Il livello dello scontro sulla direttrice Roma-Bruxelles insomma sta salendo e l’Italia non sembra tirarsi indietro. Lo fa soprattutto in virtù di un sospetto e di una constatazione. Il sospetto è quello che aleggia nel triangolo Palazzo Chigi-ministero dell’Economia, Banca d’Italia, vale a dire che Berlino con la complicità di Bruxelles voglia spingere il paese a ricorrere al Fondo salva stati, cioè a copiosi contributi europei elargiti sotto condizione, per risolvere una volta per tutte i problemi dei suoi istituti. L’esempio è quello della Spagna nel 2012. Berlino è sempre stata a favore di una solidarietà europea assistita da limitazioni alla sovranità nazionale.

 

Sul timore che il denaro tedesco finisca nelle tasche dei cittadini di altri paesi sembra ora fare premio il timore che il governo Renzi, stretto tra le difficoltà economiche e la scadenza di un referendum costituzionale a rischio, possa cadere precipitando il paese nel caos. L’intervento condizionato a politiche economiche di rigore del Fondo salva stati metterebbe invece in sicurezza un partner chiave in un momento delicato per l’Europa. La constatazione, da cui nasce il sospetto di Renzi, Padoan e Visco, è la motivazione con cui la Commissione ha respinto la richiesta italiana di essere autorizzata a ricapitalizzare le banche solventi (leggi Monte dei Paschi di Siena, Mps) in deroga alle norme sul bail-in, come previsto dalla direttiva sul bail-in stesso: ovvero la considerazione che non sussistevano le condizioni di potenziale crisi sistemica previste per il via libera.

 

Questa argomentazione è ritenuta “infondata” dalle autorità italiane. Si è sempre pensato che l’Italia avesse chiesto a Bruxelles la sospensione delle norme sul bail in. In realtà l’Italia ha chiesto di poter utilizzare una delle deroghe previste dalla normativa. Ma questa deroga è stata per ora negata, optando per la sola autorizzazione a garanzie pubbliche sulla liquidità raccolta presso la Banca centrale europea o il mercato fino a un massimo di 150 miliardi. Una misura precauzionale che si sta tuttavia rivelando priva di effetti per i mercati. Il rifiuto di Bruxelles tuttavia non sembra avere indotto l’Italia a desistere nella richiesta di essere autorizzata a ricapitalizzare le banche. La partita è ancora aperta e il negoziato va avanti. Ieri un portavoce della Commissione ha ribadito che è possibile per uno stato, a certe precise condizioni, acquisire quote di una banca senza far scattare la risoluzione. L’Italia teme i risultati dell’ultimo stress test condotto dalla Vigilanza unica della Bce che saranno resi noti a fine mese e che potrebbero portare alla necessità di una nuova ricapitalizzazione per Mps.

 

Nello stesso tempo il governo confida però nell’esito del ricorso presentato alla Corte di giustizia europea contro la decisione con cui la Commissione ha bocciato l’intervento del Fondo di tutela dei depositi nel salvataggio della banca Tercas in quanto aiuto di stato. L’avvocato generale della Corte ha espresso un parere contrario a quello della Commissione. Se la Corte seguisse la stessa linea l’Italia segnerebbe un punto importante a suo favore, perché vorrebbe dire che le quattro banche sottoposte alla normativa sul bail-in lo scorso novembre avrebbero potuto essere salvate.

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