Alcuni numeri per scoprire che il Mezzogiorno sta meglio di come pensiamo

I dati sulla crescita, un graduale riscatto della classe politica. Ecco da dove ripartire per fare del sud quell’hub tecnologico di cui tanti, da troppo tempo, parlano soltanto.

Alcuni numeri per scoprire che il Mezzogiorno sta meglio di come pensiamo

I dati resi noti dall'Istat parlano di una crescita del Mezzogiorno durante tutto il 2015. Una crescita importante, se confrontata con i dati relativi ad altre aree del paese, per esempio al nordest (più 0,8 per cento), ma soprattutto se paragonata alle performance negative dello stesso sud. Il segno più che caratterizza il meridione acquisisce un significato importante, perché giunge dopo un lunghissimo ciclo negativo che ha caratterizzato questo pezzo d'Italia. Ma le buone notizie non finiscono qui. A segnare un significativo avanzamento è anche il fronte occupazionale. Mentre in Italia il dato è del più 0,6 per cento, a sud le percentuali aumento con un considerevole più 1,5 per cento, facendo segnare un vero e proprio record positivo. Per capirci meglio, il dato del nord-ovest e quello del centro è del più 0,5 per cento, mentre il nord-est segna un calo dello 0,5 per cento. Buona parte di questa crescita è determinata dal settore agricolo, una delle principali risorse del nostro paese.

 

Il sud con il segno più davanti merita, quindi, un'attenzione particolare e una riflessione non banale. Perché tutta questa positività possa generare ulteriori segnali di crescita futura occorre evitare le facili euforie e lavorare su alcuni grandi asset strategici per il  Mezzogiorno.  Anche la Brexit potrebbe trasformarsi in una opportunità per l'Italia se saprà attrarre le imprese che lasceranno Londra, dando vantaggi fiscali proprio nelle sue aree più complesse. Dopo l’industrializzazione mancata, il sud si affaccia all’epoca dell’economia della conoscenza e dell’innovazione, con molte chance in più. Come sostiene Enrico Moretti ne “La Nuova Geografia del Lavoro”, il proprio posto nel mondo per un territorio è più determinante in questo nuovo sistema, piuttosto che in quelli manifatturieri. La chiave sta nel concetto di esternalità del capitale umano: la condivisione del sapere aumenta la produttività – almeno secondo questa teoria - (e la produttività genera prosperità).  

 

E’ lecito chiedersi allora, dove sia il capitale umano, in una terra di emigrazione. Per la prima volta, però, il Mezzogiorno ha davanti a sé almeno tre occasioni per invertire questo trend. Innanzitutto la propria centralità nel Mediterraneo, nell’epoca del grande esodo dal medio oriente e dall’Africa, del calo demografico europeo e della sfida culturale al radicalismo. E poi due occasioni di sviluppo: la designazione di Matera quale capitale europea della Cultura per il 2019 e la nascita di un centro ricerche hi tech guidato da Apple a Bagnoli.  Nascerà la Sudvalley? Staremo a vedere. Matera, capitale europea della cultura per il 2019, ha già cambiato la propria narrazione. Non è più “luogo della vergogna”, ma importante meta turistica e non trascurabile centro di produzione audiovisiva e cinematografica.  Non è certo una esagerazione parlare di Sassiwood, visto il numero di produzioni nazionali e internazionali che lungo il Basento hanno girato scene di film e documentari che fanno il giro del mondo.  Negli ultimi tre anni, ad esempio, kolossal americani come Ben Hur e Wonder Woman hanno girato scene e montato set proprio nella città che fu vergogna d’Italia. Una nuova e buona economia si sta generando proprio grazie all'audiovisivo, a dispetto di quell’antica idea che con la cultura non si mangia.

 

Perché un set di queste dimensioni che si apre (per Wonder Woman, tra cast e troupe, 700 persone sono state assunte) è un indotto importante che si genera, dalle ristorazioni agli alberghi, passando per l’utilizzo di location all’impiego di maestranze locali.  Per stare ai numeri, con la produzione di Ben Hur si è registrata una ricaduta di quattro milioni di euro con mezzo punto di pil per la Basilicata, perché c'è un tax-credit che finalmente in Italia sta funzionando. Ed è per questo che sono stati abbandonati i set internazionali di altro tipo e che gli americani stanno tornando a investire nel nostro paese. Stesso discorso per Wonder Woman che, nei soli dieci giorni di set a Matera, ha generato un’economia pari ad un milione e mezzo di euro.

 

Nella Basilicata raccontata solo con le tinte fosche del petrolio e delle indagini giudiziarie, c'è anche questo. I temi energetici e le connessioni con l'ambiente sono così delicati che è opportuno fare chiarezza e dire le cose come sono. La stampa internazionale ne ha sempre parlato in termini positivi, definendola “Terra di Cinema”, raccontandone la “Rinascita”, o esaltandone il patrimonio storico e archeologico. Questi sono solo tre esempi ma l’elenco è molto più lungo. Matera capitale europea della cultura può essere molte cose, ma non può permettersi di essere un'occasione persa. I tentennamenti di questi mesi e gli affanni di un entusiasmo che pare essersi smarrito hanno bisogno di nuova linfa, nuove gambe e nuovi polmoni.  Tertium non datur.

 

Il sud deve dunque collocarsi a piene mani nel settore dell’innovazione, deve diventare un hub produttivo per l’alta tecnologia. Cioè deve insistere su questi settori economici: advanced manifacturing, tecnologie informatiche, biotecnologie, hi-tech del settore medico, robotica, scienza dei nuovi materiali e nanotecnologie. Di più: “Qualsiasi occupazione capace di creare nuove idee e nuovi prodotti, che non possono essere facilmente replicati”. Saranno questi, secondo molti analisti, i settori trainanti dell’economia. C’è di più, come dimostrato dalla crescita americana post 2008, negli hub dell’alta tecnologia sono più alti i salari medi non solo di ricercatori e ingegneri, ma anche degli altri professionisti e dei lavoratori non qualificati.

 

Chiaramente occorre un grande investimento infrastrutturale e delle politiche di programmazione oculate. E proprio sulle infrastrutture c’è una prima carta da giocare.  Tutto ciò necessita di pianificazione. Se non di una politica industriale, almeno di una serie di politiche di programmazione piccole e grandi. Ridurre il gap infrastrutturale digitale e di trasporto deve essere il primo assillo. Come annunciato nella conferenza stampa di presentazione degli atti dell'edizione 2015 di #Narrazioni19, tenutasi presso la sala stampa della Camera con l’onorevole Cosimo Latronico, il governatore lucano Marcello Pittella e il sottosegretario Ivan Scalfarotto, Matera e Bagnoli possono realmente diventare i due luoghi ideali da cui cambiare definitivamente la narrazione del Mezzogiorno.

 

Una buona parte delle classi dirigenti del sud sono cambiate, in meglio, c’è una nuova generazione pronta a cambiare il passo della storia con belle passioni e straordinarie energie.  Oggi le condizione sembrano essere migliori. Perché se le geografia è già destino, allora la storia che sarà può essere una straordinaria opportunità. Ma non basta solo crederci, bisogna lavorarci duramente.  E' tempo di scrivere una nuova importante pagina del futuro del Mezzogiorno. Non un libro dei sogni, ma un piano articolato di azioni concretissime e lungimiranti che vada a rafforzare gli investimenti previsti dai patti tra il governo, le regioni e le grandi città del sud.

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