La spirale finanziaria della Brexit

Il primo impatto dell'uscita di Londra dall'Ue, le conseguenze di medio periodo e i commenti a caldo dei leader della politica e dell'economia.
La spirale finanziaria della Brexit

Broker della Bgc di Londra durante le contrattazioni subito dopo l'annuncio della vittoria della Brexit (foto LaPresse)

Roma. Il Regno Unito ha votato per uscire dall'Unione europea. E' un po' presto per speculare delle conseguenze economiche visto che ci sono almeno due anni di tempo (e il periodo potrebbe essere esteso) per determinare l'uscita inglese dal blocco economico dell'Unione europea e durante questo periodo Londra resterà comunque parte del blocco. Tuttavia osservando il consenso del mercato, sorpreso dal risultato, è chiaro che ci saranno danni economici rilevanti.

 

La prima conseguenza da valutare è l'incertezza nel medio periodo

I mercati finanziari sono crollati, il prezzo del petrolio è sceso e la sterlina è arrivata ai minimi da trentuno anni dopo che il voto ha scioccato gli investitori e ha spinto il più grande e travagliato blocco economico mondiale in una nuova fase di incertezza. Gli investitori sono corsi a liberarsi di titoli azionari europei non appena i mercati anno aperto in seguito a crolli delle Borse asiatiche. Wall Street è attesa in drastico calo sulla scorta delle speculazioni sulle conseguenze economiche del voto. La polarizzazione politica è evidente, mentre l'anti politica che usa l'economia come capro espiatorio non rappresenta un'incognita soltanto per il Regno Unito ma anche per altri paesi Ocse. E questi sono fattori negativi sia per i mercati finanziari, che devono conviverci, sia per l'economia reale nel lungo periodo i cui attori restano interdetti.

 

Le conseguenze probabili di breve-medio periodo

  • La sterlina è ai livelli minimi dal 1985. A marzo quando la probabilità del "leave" sembrava primeggiare, la sterlina era data in calo del 10 per cento rispetto al paniere delle principali valute in confronto con i massimi di novembre. Il movimento è talmente importante da rendere possibile un rialzo dell'inflazione dei prezzi all'importazione che i commercianti e i gestori di servizi potranno scaricare sui consumatori facendo aumentare i prezzi di acquisto di beni e servizi.
     
  • Le stime sulle conseguenze economiche sono molto variabili. L'Ocse stima che l'economia britannica potrebbe ridursi del 5,1 per cento entro il 2030. Il Tesoro inglese dice che l'impatto negativo potrebbe arrivare al 6,2 per cento del pil.
     
  •  L'agenzia di rating Standard & Poor's ha avvertito che il Regno Unito potrebbe perdere il blasone della tripla A, secondo quanto detto al Financial Times da Moritz Kramer, capo dei rating dell'agenzia americana.
     
  • Ci sono anche economisti che vedono dei benefici dall'uscita. Otto tra economisti e pensatori pro-exit sostengono, ad esempio, che l'economia britannica crescerà del 2 per cento (sostengono che nessuna erosione dell'accesso ai mercati di esportazione europei derivante dall'uscita sia comparabile con la domanda di beni e servizi da parte da altri mercati emergenti)
     
  •  Il combinato disposto di una valuta debole e di un'economia in arretramento ha sollevato anche dubbi sulla capacità delle imprese inglesi di fare profitti e di proseguire a operare in condizioni normali. L'ultimo Inflation report della Bank of England ha affermato, a proposito dell'incertezza creata dalla Brexit, che "potrebbe motivare alcune compagnie a posporre progetti di investimento e di aumento degli organici" e spingere le famiglie a ritardare progetti di spesa.
     
  • Per le banche inglesi gli impatti saranno rilevanti. Un impatto negativo sull'economia può insidiare la capacità di generare ricavi e deteriorare la qualità degli asset già detenuti. L'incertezza dei mercati sta avendo ed avrà delle conseguenze negative sui prezzi delle azioni e sui costi di finanziamento. Barclays, tra le maggiori istituzioni inglesi, sembra quella maggiormente esposta verso i paesi dell'Unione europea sebbene di recente abbia chiuso delle attività in Italia, Spagna e Portogallo. Le banche più concentrate a livello nazionale, Lloyds e Nationwide sono meno esposte.
     
  • Tra le banche europee è la spagnola Santander è la più esposta verso il Regno Unito che contribuisce per il 23 per cento al guadagno delle sue filiali nel primo trimestre 2016.


Cosa dicono i leader della politica e della finanza

  • Il governatore della Bank of England, Mark Carney, ha detto che l'Istituto è preparato a gestire la volatilità dei mercati. Carney ha detto che la BoE è "impegnata in un estensivo programma di contenimento" e che lui è in stretto contatto con il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne. Carney ha detto che la BoE ha praticato lo stress test sulle banche anche verso "gli scenari molto gravi che il paese fronteggia". Carney ha aggiunto che le banche hanno rafforzato il capitale per oltre 130 miliardi di sterline e che i requisiti patrimoniali sono 10 volte più alti rispetto all'inizio della crisi finanziaria del 2008.
     
  • La Banca centrale europea ha detto che sta "monitorando da vicino i mercati finanziari". L'istituzione che riunisce le autorità monetarie dei 19 paesi della moneta unica si dice "pronta" a provvedere ulteriore credito alle istituzioni finanziarie se c'è bisogno per la loro attività. Non sono state immediatamente annunciate nuove misure.
     
  • La Brexit avrà effetti limitati per l'Italia. Questa la valutazione del Comitato della salvaguardia della stabilità finanziaria, l'organismo presieduto dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che si è riunito stamattina con la partecipazione del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e del presidente della Consob Giuseppe Vegas. La Brexit "avrà effetti comunque limitati sull'economia reale italiana" scrive una nota diramata dal Tesoro. "La solidità dei fondamentali delle imprese tornerà presto a prevalere sulla volatilità dei mercati finanziari. Il mercato dei titoli di stato è stabilizzato" sia dalla Bce che "dal percorso di aggiustamento delle finanze pubbliche perseguito dal governo". Il Comitato aggiunge che "i fondamentali del sistema bancario restano solidi".
     
  • I leader dell'Unione europea hanno avvertito il Regno Unito di andarsene in fretta per evitare una prolungata incertezza. I presidenti delle istituzioni comunitarie hanno detto in una nota di aspettarsi da Londra un'azione relativa alla decisione di uscire "il più in fretta possibile, per quanto il processo possa essere doloroso". Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, quello della Commissione, Jean-Claude Juncker, quello del Parlamento europeo, Martin Schulz, e il presidente di turno dell'Ue, il primo ministro olandese, Mark Rutte, hanno detto scritto che "qualsiasi ritardo prolungherebbe l'incertezza inutilmente".
     
  • Il vice-cancelliere di Germania e ministro dell'Economia Sigmar Gabriel con un commento controcorrente ha detto che la Brexit è "l'occasione per un nuovo inizio" ma l'Europa non deve tornare al business as usual. "L'uscita del Regno Unito – ha detto Gabriel – è una sveglia per i politici europei. Chiunque non ascolta o si rifugia nei consueti rituali guida l'Europa contro un muro". Gabriel, con uno slogan, ha detto: "Non abbiamo bisogno di più Europa ma di un'Europa differente".
     
  • Il premier facente funzioni di Spagna Mariano Rajoy ha detto che il suo paese ha accolto la decisione con tristezza e che il risultato dovrebbe fare riflettere tutte le nazioni che sono membri dell'Unione europea. Rajoy ha voluto mandare un segnale distensivo di "serenità e tranquillità" ai cittadini, alle imprese, ai mercati e alle istituzioni dicendo che non è il momento di generare incertezza nonostante la decisione grama.
     
  • Il ministro degli Esteri polacco, Witold Waszczykowski, ha detto che la decisione è "un segnale dall'arme" e disillusione che incalza l'Unione europea a riformarsi per evitare qualsiasi altre divisione futura. "E' imperativo che l'Ue si riformi cancellando i cavilli, aumentando la legittimità democratica delle sue decisioni, e si adatti meglio alle nuove sfide".
     
  • Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto che la Brexit non dovrebbe intaccare lo status del Regno Unito quale membro chiave dell'alleanza atlantica a guida americana. "Mentre ridefinisce le sue relazioni con l'Unione europea, la posizione del Regno Unito nella Nato resterà invariata". Una dichiarazione che probabilmente tende a rassicurare i paesi baltici che sentono la pressione russa e richiedono la protezione britannica.
     
  • Il leader della destra estrema in Francia, Marine Le Pen, ha detto che i movimenti indipendentisti europei all'interno del Parlamento di Bruxelles si incontreranno presto per pianificare la prossima mossa dopo la Brexit. Le Pen ha reiterato la richiesta di seguire l'esempio inglese anche in Francia definendola una "necessità democratica".

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