Il problema non è (solo) alla Consob

L’errore di usare Vegas per trovare un alibi all’ignoranza finanziaria. Chi compra bond subordinati “perché lo ha detto il direttore” è un risparmiatore frodato o un investitore sprovveduto?
Il problema non è (solo) alla Consob

Presidio del Comitato Vittime del Salva Banche davanti alla Consob (Foto La Presse)

Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico assai vicino a Matteo Renzi (il presidente del Consiglio lo aveva nominato ambasciatore presso l’Unione europea per poi richiamarlo d’urgenza a colmare il vuoto lasciato da Federica Guidi) afferma che nella vicenda degli obbligazionisti di Banca Etruria la Consob “ha fatto errori gravi”. E rispondendo su “Mix 24” a Giovanni Minoli se il suo presidente Giuseppe Vegas debba dimettersi, come a sua volta dice la conduttrice di “Report” Milena Gabanelli, nota che “non sta al governo commentare sulle istituzioni indipendenti, però la Gabanelli ha ragione”.

 

Formalmente al centro del contendere c’è la scelta di non inserire i cosiddetti scenari probabilistici nei prospetti informativi che le banche devono fornire ai clienti nel vendere prodotti finanziari: si tratta di indici di rischio delle obbligazioni raffrontati ai titoli di stato (in Italia, i Btp). La commissione di Controllo della Borsa difende la propria autonomia che al pari di altre autorità non risponde al governo ma al Parlamento. Quanto ai famosi scenari, erano stati predisposti dalla Consob nel 2009 ma poi esclusi dopo che le autorità bancarie europee e la Commissione di Bruxelles hanno messo in discussione il parametro stesso di riferimento, cioè i titoli pubblici, non più a rischio zero (tuttavia il governo che a febbraio scorso aveva per questo difeso la Consob, oggi la attacca).

 

La cornice mediatica fa molto rumore sul caso – Gabanelli, i talk-show, i 5 stelle, la procura di Trani, il centrodestra che oggi difende Vegas, dalle cui file proviene – scelto nel 2010 dal governo Berlusconi – eppure spesso sembra sfuggire il punto: chi compra bond subordinati “perché lo ha detto il direttore” è un risparmiatore frodato o un investitore sprovveduto? Come è noto l’educazione finanziaria degli italiani, primi risparmiatori d’Europa, è all’anno zero per non dire ancora più indietro: il 13 giugno il direttore generale della Banca d’Italia ha riferito alla Camera che l’Ocse ci colloca all’ultimo posto fra i 34 paesi industrializzati, e così una recente analisi di Standard & Poor’s. Si ignora la differenza tra carta di debito e carta di credito, obbligazione e azione, debito e deficit.

 

La diseducazione, poi, crea i presupposti per salvataggi vagamente assistenziali e destinati a creare discutibili precedenti. In banca la richiesta standard è “quanto rende?”; le banche rispondono proponendo gestioni e fondi della casa, non essendo mai netta la separazione tra consulenza e interesse, anche retributivo, dei funzionari. All’epoca dei bond argentini, di Cirio e Parmalat, trappole ben più rilevanti di Etruria, presidente della Consob era Luigi Spaventa, economista e maître à penser della sinistra. Nessuno trasformò Spaventa in un capro espiatorio. Gli errori di Vegas ci sono ma usare la Consob per nascondere le fragilità del sistema finanziario è un errore che ci fa perdere il nocciolo della questione: la diseducazione del risparmiatore italiano.

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